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La donna che visse una volta, due volte…

Racconto di Stefania Santangelo


Era apparsa in quella città dove Dioavevapersolescarpe, all’improvviso così come appare, senza alcuna ragione o motivo, inaspettata ed inspiegabile, quanto naturale, una nuvola in mezzo ad un cielo terso a velare il sole.
Nessuno si era mai sognato di chiedere e chiedersi da dove fosse spuntata fuori, che cosa mai avesse fatto prima della sua epifania, senza tempo né luogo, né che facesse per campare. Sembrava esserci stata da sempre in quelle vie, in quegli strani crocicchi, come quei palazzi tutti ricamati, una volta splendidi, ora diroccati che vedi un giorno passando per una strada per la prima volta. Tutti pensano che sia stato lì da tempi immemorabile e che l’occhio l’ha percepito solo in quel momento.
Così Vanna. Vanna la giunonica, la grande, l’immensa trasudante sensualità e sudore acre .Vanna senza un suono. Muta, forse anche sorda.
La vedevano silenziosamente, in un silenzio che faceva ancor più stranezza vista la mole di carne ed ossa che doveva spostare. Sembrava non toccasse quasi a terra. Sembrava non essere di questa terra.
I vecchi del paese, quattro saggi incartapecoriti, che tutti insieme potevano contare 6 lustri e 6 denti, seduti per mestiere nella veranda del bar del centro, quasi non osavano appoggiare i loro catarattici occhi su quella bellezza odorosa, eccessiva. Eppure non potevi non notarla. Era nera, ma così nera e lucida da sembrar di pece. Ed i suoi occhi brillavano così tanto da non poterne sopportare lo sguardo.
Le donne, invece, che al calar del sole schiamazzavano festose sporte dai balconi come gerani gioiosi e colorati ma puzzolenti, gettavano i lori sguardi maligni su quell’essere così diverso ed appariscente, ma soprattutto così insidioso. Nessuna di loro osava pronunciarne il nome, pur conoscendolo, ma la indicava con un rapido e quasi disattento cenno del capo spostato nella sua direzione, Quellàllà.
Quellàllà oggi ha comprato solo due fettine di carne….e che si vuole mettere a dieta? E giù a ridere senza ritegno.
Guarda che faccia ha oggi, Quellàllà. Forse sta male. Echissenefrega?
Ecco ciò che erano i rapporti fra Vanna e la gente del paese: invettive unidirezionali gratuite e cattive.
Mai un gesto di cortesia. Mai una domanda per sapere come stesse. Né, d’altra parte, lei sembrava soffrire di questa situazione. Camminava a testa alta lungo la strada; si muoveva fra i vicoli e le putie come se fosse l’unica abitante della terra sopravvissuta ad un ecatombe.
Un giorno accadde ciò che tutti in fondo al cuore sapevano sarebbe successo, pur non confidandolo mai a nessuno.
Un giorno accadde che com’era comparsa scomparve. Non si sentì più il silenzioso passaggio della sua gonna, non si percepì la sua sensualità panica, lasciata come scia di profumo intenso.
Così, dopo parecchi giorni in cui pur non parlandone gli abitanti del paese si scoprirono preoccupati dell’assenza, si mossero tutti come mandria polverosa verso la casa di Vanna.
Con grande sorpresa notarono una busta che sbirciava nella porta. La presero ed uno di loro la lesse ad alta voce: “Sono andata via. Non preoccupatevi per me. Sono viva. So che vi mancherò. Del resto per anni vi ho fatto compagnia! Avete impiegato il vostro tempo a parlar male di me senza mai venirmi incontro. Mi avete ignorata e sbeffeggiata. Vi siete presi gioco di me come fosse un mestiere. Ora che non sarò più fra voi vi mancherò, lo so, eccome se vi mancherò! Ma voi non mancherete a me. Non mi mancherà la vostra indifferenza, la vostra cattiveria ed il vostro genetico bigottismo. Sono andata via felice.
Firmato: la vostra coscienza.”


 

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