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Val di Noto. Rinuncia alle trivellazioni: un “regalo” a metà

 

C’è qualcosa che non convince, infatti, in questa vittoria. A non essere affatto soddisfatto è il Comitato NoTriv

 

anno IV° num.25 del 24 giu 2007

NOSTRO SERVIZIO

di Lorena Floridia

 

Nel clima di festa che restituisce la Cattedrale di Noto, restaurata, a 11 anni dal crollo, si diffonde in questi giorni la notizia di una “vittoria” del Governo Regionale: la rinuncia della Panther Oil – una compagnia petrolifera texana -  alle trivellazioni di petrolio nella Val di Noto.

 

Una notizia che è stata definita “un colpo di teatro”, annunciata dal Presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, a Palazzo Chigi, lo scorso 16 giugno:Abbiamo ricevuto oggi dalla Panther una lettera di rinuncia ai permessi di trivellazione, non solo in tutto il territorio del Val di Noto, ma anche nelle cosiddette buffer zone (zone di protezione, ndr) e in altri siti che abbiamo richiesto vengano rispettati”.

 

La Panther Oil aveva l’autorizzazione a ricerche ed estrazioni petrolifere su un’area complessiva di oltre 746 km quadrati. Di questi, pare saranno risparmiati 86 km quadrati. Come scrive sarcasticamente qualcuno, “La cattedrale è salva. Restano solo altri 660 chilometri quadrati di territorio...”.

 

C’è qualcosa che non convince, infatti, in questa vittoria. A non essere affatto soddisfatto è il Comitato NoTriv – il Comitato per le Energie Rinnovabili e contro le Trivellazioni Gas-Petrolifere in Sicilia -, che sin dall’inizio di questa vicenda si è sempre fortemente battuto, ed oggi più che mai, per “l’annullamento totale e irrevocabile di tutti i permessi di ricerca concessi nel Val di Noto e in Sicilia”. Il Comitato “ritiene un insulto e un’offesa vergognosa l’annuncio di Cuffaro” e spiega, nel proprio comunicato: “Rinunciare all’ 11% del territorio del Val di Noto (equivalente a 86 kmq su 746,37), percentuale che corrisponde ai territori dei centri abitati e delle zone cuscinetto imposte per regolamento dall’Unesco, nonchè a zone sotto vincolo totale archeologico e ambientale, dove comunque mai e poi mai la Panther avrebbe potuto aprire pozzi gas petroliferi, per poter continuare indisturbati a trivellare a lato, appare l’ennesimo atto di violenza amministrativa e politica nei confronti di un intero territorio e della sua gente. Annunciare questa ‘pseudo’ rinuncia come una vittoria del Val di Noto, è una infamia che i media hanno l’obbligo morale e civile di smentire immediatamente e categoricamente: siamo di fronte a una presa in giro”.

 

I comuni interessati ai "tagli" sarebbero Noto (21 chilometri quadri), Ragusa (17), Modica (9), Scicli (1), Caltagirone (23) e Palazzolo Acreide (un chilometro quadro). Nel resto del territorio le trivellazioni andranno avanti. – L’8 luglio le trivelle entreranno in funzione nella zona di Ragusa dove dovrebbe essere realizzato il primo dei 21 pozzi previsti –

 

Sembra, insomma, che siano salvi i siti Unesco che sarebbero stati comunque risparmiati.

 

Ma “il Val di Noto non è solo Unesco – si legge su www.sudest.net - Oggi il paesaggio è ufficialmente riconosciuto come bene culturale e non solo più come bene ambientale. […] Prima di agire su di esso, bisogna avviare seri processi di confronto e partecipazione con gli attori locali e con gli abitanti”.

 

“La nostra è una battaglia per salvare tutto il territorio nella sua interezza”, continua il comunicato del NoTriv, quindi non solo il patrimonio artistico, ma anche quello naturale, come ricchezza inestimabile.

 

Tra l’altro la “ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi” – motivo delle trivellazioni – “appare oramai una scelta anacronistica dovunque essa sia fatta. Infatti tutto il mondo va verso l'utilizzo delle energie rinnovabili con l'uso di tecnologie appropriate che oramai sono una realtà ( biocombustibili, energia solare, mini-eolico, biomasse, ecc.), mentre l'Italia è in forte ritardo”- afferma il NoTriv in un comunicato stampa del 4 maggio 2007-.

 

Col fronte del “no”, oltre a tanti cittadini, sindaci e associazioni – ma anche cantanti e registi - si schiera lo scrittore Andrea Camilleri, il padre di quel commissario Montalbano che ha contribuito a promuovere questo patrimonio artistico e paesaggistico, che in un articolo pubblicato lo scorso 7 giugno sul sito web de La Repubblica, ha rivolto un accorato appello ai lettori di tutta Italia, per fermare le trivelle.

 

Ripercorrendo in poche righe la vicenda, che è partita nel 2004 con l’autorizzazione alle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi da parte dell’ex assessore all’industria della Regione, in una zona, il Val di Noto, dove – dice – “il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco”, Camilleri lancia l’allarme senza mezzi termini: “questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d'arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti. E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l'aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all'industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare”. Ricorda la proposta di fermare i lavori, nel 2003, ad opera di Fabio Granata, assessore ai Beni Culturali, ma come poi, per un “balletto tutto italiano” di iter burocratici, la cosa sia continuata.

 

Quello che, di cuore, lo scrittore si auspica e chiede alla gente, è di “far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l'orrore di tutti” contro questo tipo di iniziative e perché sia per sempre resa impossibile “ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d'Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.”

 

La battaglia e la protesta continuano, perché “lo spettro dell’oro nero” si allontani.



Autore: Lorena Floridia



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