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MASSIMILIANO PACE

 

L’OTTOCENTO: UN SECOLO DI CAMBIAMENTI

Dalla fine della Contea all’unità d’Italia

 

Verso la prima metà del 1800 la città di Modica che per cinque secoli è stata la capitale della prospera Contea comincia ad assumere un nuovo aspetto. Sempre legata alla posizione e alla struttura urbanistica che la rende così imponente la città continua l’antichissima sistemazione a Y. Sui pendii a volte scoscesi delle colline che la circondano vi sono grandi serie di scalinate, tal volta interminabili dove si intersecano vicoli e vicoletti , dove si affacciano case che si inerpicano ovunque, grandi spazi aperti e illuminati, giardini colorati e orti, palazzi e palazzetti, lavanderie e freschi pergolati con panche scolpite nella pietra, chiesette e piccole cappelle, case modeste con terrazze e balconi che uniscono il fondo valle della parte bassa, attraversato da torrenti e case disposte su di essi al pianoro della parte alta della città. Questo saliscendi di stradine e case disposte ovunque può dare solo l’idea di una città disordinata, ma è proprio questa strana fisionomia urbana che insieme allo splendore artistico e architettonico la rende così singolare agli occhi di chi la guarda ogni giorno o di chi ha la fortuna di vederla almeno una volta.

La città vede anche in questo periodo il completamento delle grandi chiese barocche i cui campanili spiccano alti e maestosi nel panorama. Nella valle della parte bassa iniziano ad essere coperte alcune parti dei torrenti che attraversano la strada principale; con la copertura infatti degli alvei di S. Francesco e di S. Maria si rivalorizza una parte della città che verrà denominata “il salone” di Modica. Sulla base di alcuni ruderi di palazzi medievali distrutti dal terremoto del 1693 se ne edificano di nuovi oppure si ristrutturano le vecchie facciate settecentesche di alcuni palazzi che invadono l’odierno corso Umberto, dove aumentano anche le abitazioni modeste che talvolta a due piani, con balconi sorretti da sculture, arricchiscono la via principale della città. Si pensi che proprio nella prima metà dell’800 si edificano, il “Teatro Ferdinando”(1830) oggi denominato Garibaldi e altri palazzi tuttora esistenti. Ma nonostante l’espansione urbana molto accentuata alcune famiglie continuano a voler o a dover abitare nelle oscure grotte dove vivevano gli arabi, che oggi sono diventate un’attrazione turistica.

Nell’immagine rinnovata di una città non possono essere trascurate le vie di comunicazione: dal periodo della Contea al 1840 le uniche strade che collegavano Modica con gli altri borghi del territorio erano le cosiddette “trazzere” e mulattiere. In una posizione più importante era il porto di Pozzallo e il che fa presupporre che le vie di mare erano prese più in considerazione.  Anche le vie interne non erano combinate meglio visto che ancora non vi era stata nessuna opera di ristrutturazione per renderle più agevoli. E’ solo dopo il 1860 che le vie della città vengono lastricate e illuminate e si può parlare di vere strade che collegano Modica con Ragusa, Scicli e Pozzallo.

 

Anche nei grandi spazi delle campagne e dintorni del fertile altipiano modicano  l’espansione non manca. Sono infatti numerosi i cavalieri che amano trascorrere alcuni mesi nelle grandi ville ricche di giardini e frutteti che profumano e colorano la caratteristica campagna modicana dalle ampie vallate alternate a coltivazioni di ogni genere. E visto che in questo periodo non si hanno notizie storiche circa una produzione industriale della città, sono sempre numerosi i contadini e i massari che vivono nelle periferie rurali e ogni giorno con il loro lavoro faticoso portano i prodotti dei campi e dei pascoli sulle tavole dei modicani. Tra questi invece chi non aveva un appezzamento di terreno tutto suo doveva accontentarsi delle spighe di grano che venivano lasciate cadere dai mietitori. Partivano per le terre lontane dell’antico feudo della Contea di modica, nei mesi estivi con il sole cocente, le povere famiglie di spigolatori che con viaggi disagiati e faticoso lavoro volevano assicurarsi il pane per il resto dell’anno.

L’agricoltura come fonte principale, insieme all’artigianato dell’economia cittadina è sempre molto attiva visto anche il crescente numero di abitanti. Già nel pieno della Contea con le concessioni enfiteutiche vi era stato un incremento della produzione che ha portato una situazione di benessere nel territorio. Verso gli inizi del XIX secolo la Contea aveva poi avuto parecchie crisi agricole che ora non poteva più permettersi per tenere ben salda l’ economia. Vengono infatti migliorate le tecniche di coltivazione avvantaggiate successivamente dalle comunicazioni più scorrevoli e veloci. La produzione si fa anche più ricca: crescono i vigneti(destinati poi a scomparire), gli uliveti, i carrubbeti, i frutteti e i mandorleti e aumenta la produzione di cereali, legumi e grano.

Solo dopo il 1860 la produzione agricola ebbe un forte calo, mentre la pastorizia prende piede e pieno sviluppo grazie anche alla natura del territorio che permette allevamenti di bovini, pecore e suini. E naturalmente anche le masserie che già avevano precedentemente avuto un’ importante posizione all’inizio del secolo, ora sono più avvantaggiate dall’aumento dell’attivita pastorizia.

L’artigianato è un settore in continuo aumento e pieno di lavoro e lavoratori. Difatti gli artigiani sono numerosissimi; ognuno con una propria specializzazione e un lavoro da svolgere visto anche l’aumento della richiesta di una città che cambia. Sono infatti impegnati artigiani per l’edilizia, ovvero i  carpentieri, i muratori, i manovali, i fabbri e anche i decoratori. Certamente non mancano mansioni per tutti gli altri che come i calzolai, i sarti, i falegnami, i cannizzari e commercianti di ogni tipo riempiono le vie cittadine con i loro prodotti e le loro botteghe.

 

Come abbiamo potuto vedere il fervore della città era alimentato dalla voglia di avere un’immagine rinnovata. E’ importante ricordare che al tempo della Contea, Modica era una città che per cultura non aveva nulla da invidiare a nessuno. Oltre ad essere un centro che godeva di privilegi politici (regnum in regno) Modica era anche una città culturalmente avanzata; basti pensare che verso la fine del 1600 e la prima metà del 1700 nascono il Collegio Gesuitico, la prestigiosa scuola medica Modicana, i salotti letterali e culturali e accademie varie. Inoltre anche grazie alla presenza di molti religiosi Modica è fra le prime città siciliane nel campo dell’istruzione e successivamente anche come città universitaria. La prima parte dell’ottocento è caratterizzata dalla rinascita del Collegio Gesuitico che a seguito di una brusca chiusura era stato costretto ad interrompere l’attività e dalla nascita di diverse scuole che dislocate in diversi quartieri favoriscono un’ istruzione più ampia sempre circoscritta però tra il ceto medio.

 

Massimiliano Pace

 

 

Bibliografia:

 

“Collegium Historicum Mothicense” Giorgio Colombo

“Modica antica” Salvatore Minardo

“Il Blasone Perduto” Giuseppe Oddo

“L’arciconfraternita Orationis et Mortis nella contea di Modica nella seconda metà del XIX secolo” Antonio Maria Forgione

 

 

anno II n° 46 - 4 dicembre 2005

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