direttore Piero Pace

 

 

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In un tempo ritenuto oramai lontanissimo la situazione italiana era devastante da più punti di vista. Dal nord al sud tra la fine del settecento e la prima metà dell' ottocento vi era una grande debolezza economica e sociale che provocò una continua emigrazione destinata a crescere nel novecento con le grandi guerre e a diminuire gradualmente fino al 1975, lasciando un bilancio altissimo di espatriati. Gente povera, con tanti figli da sfamare accalcava i moli dei grandi porti di Genova e Napoli pronta ad intraprendere un lungo viaggio verso grandi nazioni che sprigionavano un senso di misteriosa e ignota libertà e speranza di una vita migliore. America, Europa, Australia le mete degli speranzosi italiani che avranno sempre il ricordo amaro di una patria dove nella sua povertà non è riuscita a soddisfare i bisogni della gente. Le ferrovie e i porti erano il luogo d'addio e il luogo d'arrivo per gli emigranti che dopo giorni e giorni, talvolta anche mesi di viaggio in condizioni di affollamenti da incubo, raggiungevano luoghi sconosciuti dove dovevano cercare di costruirsi una vita. Dopo i pessimi viaggi gli immigrati venivano sottoposti a visite mediche, ispezioni dei bagagli, pratiche legali e se venivano accettati dovevano fare i conti con il problema dell' integrazione che ha una sua grande complessità legata soprattutto alla differenza dell' identità nazionale. Di certo non mancavano i contrasti, e anche i rapporti con i nuovi connazionali non erano molto semplici. Ma al di la di tutto gli emigranti dovevano cercare di vivere una vita migliore e il primo problema era il lavoro. Un lavoro concentrato su attività manovali destinate alla costruzione di dighe,ferrovie, miniere o lavoro in fabbrica e nell'agricoltura. Se questi non si riuscivano ad avere anche lo spazzacamino, lo spazzino erano mestieri che gli emigranti accettavano. La situazione è comunque destinata a migliorare dopo tanti episodi di xenofobia e altro per gli Italiani che non arrendendosi sono riusciti in parte ad avere la vita migliore tanto sperata.


Massimiliano Pace


 

 

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