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MASSIMILIANO PACE

 

LA DONNA SICILIANA

Un modello per l’Europa del XVIII secolo

 

La situazione femminile nel corso della storia ha sempre avuto una situazione particolare. Non si trova una donna greca, romana, medievale o rinascimentale che veda riconosciuti gli stessi diritti e le stesse libertà concesse all'uomo. La donna era situata nella scaletta sociale in una posizione secondaria, potremmo dire come colei che è destinata alla maternità, all'educazione dei figli e non può occuparsi di certe attività che mostrerebbero la sua intelligenza e che potrebbero in tal modo intralciare la "superiorità maschile". E’ ben diversa la situazione della donna nelle corti del XII secolo dove in tema di amor cortese la figura femminile viene esaltata e divinizzata come creatura, ma anche se il suo ruolo è centrale nelle corti, essa non ha la parità reale con l’uomo. Però la storia che studiamo in modo non approfondito tende a generalizzare un fenomeno. Infatti chi potrebbe pensare che ancor prima dei moti per l'emancipazione femminile, una terra europea ha regalato donne libere, eleganti, fiere, acculturate, conoscenti di più lingue, membri di circoli, partecipanti direttamente alla vita sociale? E chi potrebbe mai immaginarsi che queste donne erano proprio figlie della Sicilia definita società retrograda e chiusa rispetto al mondo contemporaneo? Rendiamoci conto che la Sicilia ha anticipato, in modo eccellente, di cinquanta anni la voglia di emancipazione iniziata in Francia nel 1791 con la pubblicazione di un libro che rivendicava la situazione delle donne. In Sicilia erano già stati pubblicati libri del  genere che risaltavano le virtù femminili, nel 1735 e nel 1737 e furono scritti da Pietro Pisani e Vincenzo Di Blasi, autori siciliani con un’ ammirazione notevole per il mondo femminile. Nell’apologia del Di Blasi infatti si mettono in evidenza le egemonie femminili rispetto all'uomo: la superiorità fisica; la bellezza unica, perfetta e limpida; ancora si evidenziano le qualità morali quali la devozione verso marito, figli, famiglia, istituzioni, cultura, la profonda religiosità e la costanza. Poi si riflette sull'importanza femminile in piano ideativo, inventivo, guerriero e culturale; riflessioni molto trascurate dagli uomini del tempo e messe in risalto dalla Sicilia che ha mostrato di avere un vasto repertorio di donne che hanno segnato particolari avvenimenti storici, culturali e politici. Questa Sicilia è da sempre stata oggetto di ammirazione per i visitatori stranieri che ne hanno trovato qualità molto evolute per i tempi. Non ultima proprio la situazione femminile vista come trasgressione ammirevole che talvolta scandalizzava i visitatori provenienti da società chiuse che vedendo le donne “comandare” gli uomini, rimanevano sorpresi. Infatti erano stupiti dall’uguaglianza tra uomo donna che era unica come in nessun altro luogo. Oggi si potrebbe dare per scontata una passeggiata sul lungomare alla sera per delle donne sole o vedere le fanciulle disinvolte e libere prima del matrimonio; oppure ancora trovare donne che partecipano a club di vita mondana e società occupandosene in primo piano. Ma nel periodo del barocco solo le donne siciliane godevano di questi privilegi, e tante donne belle, colte e famose come la Sicilia in tutto il suo splendore, sono diventate il modello della cultura e della società siciliana settecentesca. Basti pensare alla poetessa modicana Girolama Grimaldi Lorefice che partecipò attivamente alla vita sociale in accademie e club scrivendo e pubblicando varie poesie; nel campo artistico ricordiamo Maria Martinez la musicista e le ricamatrici delle nascenti accademie che furono elogiate per tanta maestria; nella pedagogia si distinsero nobildonne come Giuseppina Moncada di Villafranca che si occuparono dell’ educazione per le donne. Ma la vasta cultura dell’isola era aperta anche alle suore dei conventi siciliani che scrissero parecchi poemi e testi religiosi che esaltavano le loro virtù e la cultura in genere.

Ma allora da dove nasce lo stereotipo della gelosia degli uomini siciliani o dell’ arretratezza sociale e culturale di un’isola che ha visto nelle più svariate dominazioni un forte processo di assimilazione e conservazione di valori e tradizioni? A questo interrogativo dovrebbero rispondere in primo luogo tutti i detentori del patrimonio incancellabile di cui questa terra marca ogni siciliano che finge di conoscere il suo ambiente in realtà contemplato solo nei suoi aspetti più sgradevoli. 

Conoscere le qualità della Sicilia e ripudiare la sua identificazione con il morbo della mafia è un dovere di ogni siciliano.

 

"l'Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito; la Sicilia è la civiltà di tutto". GOETHE 1787

 

8 marzo 2006

Massimiliano Pace

 

Fonti storiche:

Santi Correnti: “Storia della Sicilia”

Eulalia de Vega:”La donna nella storia”



 

 

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