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La
violenza esercitata dall’uomo sulla donna è stata per anni oggetto di
ridefinizione e regolamentazione da parte del diritto civile e penale.
La donna continua infatti ad essere oggetto di discriminazioni e violenza.
Sociologia, psichiatria, psicologia e pedagogia clinica raccolgono in
particolare un incremento della violenza all’interno delle mura
domestiche. Modelli statici di ruolo e stili attributivi sbagliati che
riconoscono ancora all’uomo una indiscussa superiorità nei confronti della
donna, creano nelle famiglie limiti e pregiudizi che frenano enormemente i
rapporti relazionali tra i due sessi, creando insofferenza ed
incomunicabilità. La donna immersa così in contesti familiari difficili,
vittima spesso di un incosciente aggressore, si trova a dover gestire
dinamiche distruttive di non facile soluzione. Cosa succede precisamente
ad una donna quando con azioni e comportamenti coercitivi le viene
impedito il libero esercizio della propria personalità? A chi è negato il
diritto di espressione o l’assenso ad una sessualità gioiosa , il primo
danno arrecato è quello che concerne l’autostima in cui viene messo in
discussione il concetto del sè. “ Agìta “ più che “ agente “ la donna ha
la percezione di non appartenersi, l’immagine di sé, barbaramente
frantumata, ed il corpo mediatore delle emozioni ed interagente con esse (
corpo e mente rappresentano un binomio inscindibile ) viene spesso
rifiutato o mal percepito. Tendenza a colpevolizzarsi, forte senso di
vergogna, disgusto, diffidenza, inibizione sessuale sono alcuni dei disagi
riscontrati in una donna umiliata e violentata. Inoltre tra le mura
domestiche la speranza di risparmiarsi percosse e mortificazioni, l’amore
per i figli e l’oggettiva difficoltà di trovare una sistemazione
alternativa, inducono spesso la donna a operare su di sè forzati
cambiamenti comportamentali, tesi ad assecondare le irrazionali richiesti
del proprio partner. Tali aspettative però spesso deluse, riportano ad uno
status quo intriso di poca autosufficienza ed inadeguatezza, che
impediscono ad ogni donna di riscoprirsi e riconquistare l’armonia fisica
e psichica perduta. Ogni essere umano desidera ed ha il diritto di vivere
in un ambiente sano, privo di inutili tensioni, dove poter ricevere
gratificazioni ed affetto, disagi e difficoltà non giustificate non mirano
certo a rafforzare la forza ergica dell’io che, profondamente invilita,
non agirà con volontà e determinazione nell’apportare gli equilibri
necessari per “ organizzarsi e rispondere oltre che a se stessi, alle
esigenze del proprio mondo circostante “ ( Guido Pesci ). La violenza
subita o esercitata ci fa riflettere sul senso che ognuno dà alla propria
vita. Una esistenza donata merita grande riflessione e forte senso di
responsabilità individuale, rispetto e ascolto nei confronti dell’altro.
Coscienza dei propri disturbi e capacità di elaborarli saranno certamente
le chiavi vincenti per costruire una sana cellula familiare, da cui
promanerà una società meno destabilizzante e brutale.
d.ssa Patrizia Alfano, laureata
in Filosofia specializzanda in Pedagogia Clinica
riceve ad Ispica in via Duca degli Abruzzi n°
1,
tel. 360.420059 -0932.952705
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