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anno III

 

 

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8 marzo

DONNE E VIOLENZA

La violenza esercitata dall’uomo sulla donna è stata per anni oggetto di ridefinizione e regolamentazione da parte del diritto civile e penale.
La donna continua infatti ad essere oggetto di discriminazioni e violenza. Sociologia, psichiatria, psicologia e pedagogia clinica raccolgono in particolare un incremento della violenza all’interno delle mura domestiche. Modelli statici di ruolo e stili attributivi sbagliati che riconoscono ancora all’uomo una indiscussa superiorità nei confronti della donna, creano nelle famiglie limiti e pregiudizi che frenano enormemente i rapporti relazionali tra i due sessi, creando insofferenza ed incomunicabilità. La donna immersa così in contesti familiari difficili, vittima spesso di un incosciente aggressore, si trova a dover gestire dinamiche distruttive di non facile soluzione. Cosa succede precisamente ad una donna quando con azioni e comportamenti coercitivi le viene impedito il libero esercizio della propria personalità? A chi è negato il diritto di espressione o l’assenso ad una sessualità gioiosa , il primo danno arrecato è quello che concerne l’autostima in cui viene messo in discussione il concetto del sè. “ Agìta “ più che “ agente “ la donna ha la percezione di non appartenersi, l’immagine di sé, barbaramente frantumata, ed il corpo mediatore delle emozioni ed interagente con esse ( corpo e mente rappresentano un binomio inscindibile ) viene spesso rifiutato o mal percepito. Tendenza a colpevolizzarsi, forte senso di vergogna, disgusto, diffidenza, inibizione sessuale sono alcuni dei disagi riscontrati in una donna umiliata e violentata. Inoltre tra le mura domestiche la speranza di risparmiarsi percosse e mortificazioni, l’amore per i figli e l’oggettiva difficoltà di trovare una sistemazione alternativa, inducono spesso la donna a operare su di sè forzati cambiamenti comportamentali, tesi ad assecondare le irrazionali richiesti del proprio partner. Tali aspettative però spesso deluse, riportano ad uno status quo intriso di poca autosufficienza ed inadeguatezza, che impediscono ad ogni donna di riscoprirsi e riconquistare l’armonia fisica e psichica perduta. Ogni essere umano desidera ed ha il diritto di vivere in un ambiente sano, privo di inutili tensioni, dove poter ricevere gratificazioni ed affetto, disagi e difficoltà non giustificate non mirano certo a rafforzare la forza ergica dell’io che, profondamente invilita, non agirà con volontà e determinazione nell’apportare gli equilibri necessari per “ organizzarsi e rispondere oltre che a se stessi, alle esigenze del proprio mondo circostante “ ( Guido Pesci ). La violenza subita o esercitata ci fa riflettere sul senso che ognuno dà alla propria vita. Una esistenza donata merita grande riflessione e forte senso di responsabilità individuale, rispetto e ascolto nei confronti dell’altro.
Coscienza dei propri disturbi e capacità di elaborarli saranno certamente le chiavi vincenti per costruire una sana cellula familiare, da cui promanerà una società meno destabilizzante e brutale.
 

d.ssa Patrizia Alfano,  laureata in Filosofia specializzanda in Pedagogia Clinica

riceve ad Ispica in via Duca degli Abruzzi n° 1,

tel. 360.420059 -0932.952705

Email: alfano4@interfree.it


 

 

 

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