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La libertà sbagliata di Gianni Stornello

Libertà, verità e giustizia a Modica alla fine dell’Ottocento. È l’argomento affrontato ne “La libertà sbagliata”, il romanzo ambientato a Modica nel 1898, che segna l’esordio letterario di Gianni Stornello. Pubblicato dalla Ibiskos editrice di Antonietta Risolo nella collana Testimonianze, il libro reca una prefazione dell’attrice Elena Sofia Ricci, che ha accettato di scriverla sia per l’amicizia che la lega all’autore sia perché le vicende de "La libertà sbagliata" ricordano in parte quelle di “Orgoglio”, la fiction televisiva che di recente l’ha vista protagonista. Il romanzo prende spunto da un tragico fatto di cronaca avvenuto a Modica a fine Ottocento e che appartiene oltretutto alla storia familiare dell’autore. Stornello ha prima ricostruito nei dettagli la vicenda ricercando documenti e atti processuali dell’epoca e poi l’ha trasformata muovendosi tra invenzione e realtà. L’autore ha cambiato i nomi di luoghi (Modica è diventata Monteserrato) e di persone, con la sola eccezione di quello della vittima, Annetta, che ha lasciato inalterato. Ed ha inventato altre situazioni per rendere l’intreccio più interessante e accattivante. "La libertà sbagliata" racconta la storia di un uomo, Vittorio Toschelli che sceglie, con l’uccisione della moglie che lo opprimeva, la via della libertà. Ma è appunto una libertà sbagliata. Nei mezzi come nel fine: non solo perché è ottenuta attraverso lo strumento sbagliato, l’omicidio; ma anche perché il fine perseguito, la libertà, è prevedibilmente negato dalla condanna al carcere. Dietro l’omicidio vi è l’esasperazione di due vite, l’accumularsi di tensioni familiari e personali a lungo represse tra i due coniugi. Annetta Tranzella, la vittima, appartiene ad una famiglia nobile e influente. Lui, l’omicida, invece ha oscuri natali. La differenza nella scala sociale scava lentamente un divario tra loro. E sfocia in un folle gesto di rabbia omicida, in una fredda e piovosa notte di febbraio del 1898. Dopo il delitto, il Toschelli potrebbe dichiarate falsamente d’aver ucciso la moglie perché lo tradiva. Apparentemente ha tutto l’interesse a farlo perché in tal modo l’omicidio sarebbe rubricato come delitto d’onore e ciò gli consentirebbe, viste le leggi dell’epoca, di evitare una severa condanna. È quello che tutti si aspettano che faccia. Ed è anche ciò che gli suggerisce di fare lo stesso maresciallo dei regi carabinieri. Ma Toschelli sceglie la verità. Il rispetto della verità, però, si paga a caro prezzo in una Sicilia di fine ottocento dove la falsità genera la libertà, l’onestà è causa d’ingiustizia e l’odio nasce dall’amore, in una eterogenesi dei fini che porta interrogarsi sul valore e i limiti della giustizia, che in quel tempo è (e lo sarà ancora per molto) giustizia di classe. Malgrado il romanzo sia ricco di colpi di scena, il finale è già scritto fin dall’inizio, così come la sentenza del processo. Il Toschelli rimarrà schiacciato sotto il peso di una giustizia che sa di vendetta dei Tranzella, nonostante la coraggiosa controffensiva degli avvocati difensori Giglio e Sortino, del sacerdote Don Pasqualino Quattrocchi e dell’amico Paolo Failla, che chiedono non la grazia ma una condanna più equanime. "La libertà sbagliata" è anche uno spaccato della società modicana dell’epoca, con i suoi riti, le sue tare, le angustie ed i pregiudizi. Sullo sfondo c’è la fine di un’epoca e l’inizio di una crisi economica per la Sicilia, con i vigneti attaccati dalla fillossera, con l’intera agricoltura messa in ginocchio, con i moti popolari scoppiati in febbraio e repressi nel sangue dalle forze dell’ordine che a Modica spararono sulla folla uccidendo quattro persone, ferendone e arrestandone altre. Storie e microstorie, drammi collettivi e personali, che rivivono nel libro di Stornello. Un romanzo storico, il suo, che se recupera la tradizione classica ottocentesca, sa parlare un linguaggio moderno e proporre riflessioni attuali.

Giovanni Criscione      

 

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