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a petitione de popoli della terra con consenso della Santa Sede Apostolica con obligarsi i popoli al sostentamento di dodici frati


I francescani nella Contea di Modica attraverso la grande
Inchiesta innocenziana del 1650

di Giancarlo Poidomani


Relazione al Convegno internazionale sul Francescanesimo in provincia di Ragusa
12 ottobre 2004



In quella che possiamo immaginare come una fredda giornata di fine inverno, il 6 marzo del 1650 il guardiano del convento dell’Ordine dei Minori conventuali della città di Ragusa scriveva al pontefice che il convento, intitolato a S. Francesco, era «situato in bellissimo posto dentro l'habitato vicino alla piazza in luoco aperto e circondato di strade pubbliche (…) La chiesa (…) è fabbricata alla moderna, di bellissima forma d'intaglio con bellissime cappelle e di proporzionata capacità con un sontuosissimo campanile. Il convento è vasto con bellissimi edifici, l'officine publiche sono assai belle et commode, vi sono quindici cammere delle quali ve ne sono quattro in un dormitorio nuovo non finito di sopra e tre di sotto. V'è ancora la cammera detta dell'offitio con due camerini sotto e sopra e con giardino./ Tiene grande necessità di finire il dormitorio sopra il refettorio nel quale verranno sidici cammere di sidici palmi di quatro e per finirlo a giuditio di periti vi bisognano ottocento scudi, per finire ancora il dormitorio nuovo cominciato vi bisognano settecento scudi a parere di detti periti; compìti che saranno detti dormitori sarà il più bello convento di questa Diocesi»

L'imponente sede dell'Ente Autonomo Liceo Convitto - Foto di Piero PaceE proprio in questo edificio, forse proprio nel luogo dove ci troviamo noi, Frà Crisostomo Colle da Piazza, padre Guardiano del convento di S. Anna dei Minori osservanti riformati di San Francesco, qualche settimana prima, il 21 febbraio 1650, scriveva in una relazione simile che l’edificio, «collaterale alle mura delle case di detta città bensì in un luogo ritirato è isolato da tutte le parti, e per la maggior parte da vie pubbliche (…) ha la sua chiesa sotto titolo et invocatione della gloriosa S. Anna, (…), si è accomodata per adesso un pò piccola se ben commoda per che vi possino officiare li frati, sin che con la grazia del Signore si fabbricarà la nuova. La struttura, seu fabrica del suddetto convento è tutta di pietra e calce, et ha le porte, finestre, scale, cantoni e simili d'intaglio plano attesa la commodità della pietra, ch'è dentro il medesimo convento et a quest'hora in detta fabbrica nuova tra stanze et officine, vi sono dodeci corpi; et oltre le suddette stanze nella fabrica nuova, in quella vecchia ve ne sono numero 12 tra officine e stanze per l'habbitatione dei frati di modo che detti frati stanno commodamente»

- Quando il prof. Ciccarelli mi ha chiesto di tenere una relazione in questo convegno, sono andato a rileggere i documenti dell’ASV che qualche anno fa ero andato a cercare e avevo trovato dopo un po’ di fatica a Roma. E rileggendo queste bellissime relazioni che nel 1650 i superiori di tutti i conventi, i monasteri e collegi degli ordini religiosi maschili di tutta la penisola scrissero, ho trovato delle cose che allora non avevo colto pienamente.

- Perché cose molto simili scrivono i padri guardiani dei conventi dei vari rami della famiglia francescana della Contea di Modica e degli stati feudali limitrofi, che oggi formano la provincia di Ragusa: seguono esempi.



- I conventi della vasta famiglia francescana di questo territorio erano dunque alla metà del XVII secolo, un cantiere aperto, in continua espansione. Si aggiungevano camere e camerini, si restauravano i vecchi edifici, spesso cadenti e insufficienti alle nuove esigenze, si ricostruivano ab imis gli edifici conventuali e le chiese. I conventi fondati qualche decennio prima fuori dal perimetro urbano venivano trasferiti dentro le città in crescita. Il convento S.Anna con la chiesa - Foto di Piero PaceLe chiese venivano ricostruite, per accogliere più gente, e venivano ricostruite “alla moderna”. Nonostante le più o meno antiche origini dei conventi francescani (qualcuno collocava le proprie origini addirittura nei primi decenni del Duecento!, in modo abbastanza fantasioso), furono la seconda metà del XVI e la prima metà del XVII secolo il “secolo d’oro” degli ordini religiosi e degli ordini mendicanti, in particolare. E cioè il periodo immediatamente seguente il Concilio di Trento, perché fu in questo periodo che la Chiesa intraprese una grandiosa opera di riforma, di riorganizzazione e di rafforzamento delle proprie strutture e del proprio ruolo nella società. E a tali scopi la struttura gerarchica, l’organizzazione centralizzata e la mobilità che caratterizzava gli ordini religiosi, e in specie quelli mendicanti come i francescani, erano armi formidabili nelle mani del pontefice per diffondere in modo capillare le disposizioni tridentine. In mancanza di un clero secolare preparato ed efficiente (i seminari erano ancora di là da venire), furono i frati e i chierici regolari (gesuiti, teatini, scolopi) ad assicurare l’affermazione della Riforma e della Controriforma cattoliche e del cattolicesimo nella penisola italiana, promuovendo la grande diffusione della predicazione religiosa popolare nel Seicento. Fiorirono così conventi e conventini, perfino nei luoghi più sperduti della penisola. I finanziamenti venivano dalla questua, dalle elemosine del popolo («a petitione de popoli della terra con consenso della Santa Sede Apostolica con obligarsi i popoli al sostentamento di dodici frati» scrive a Spaccaforno, Frà Giambattista di Butera Guardiano del Convento dei Frati Minori Osservanti di S. Francesco della terra di Spaccaforno) ma soprattutto grazie alle cospicue donazioni delle classi dirigenti e dei patriziati cittadini. Alla base dello sviluppo degli ordini religiosi tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII vi furono infatti, soprattutto, le generose dotazioni e donazioni della nobiltà e delle élites locali. Conventi e monasteri, collegi e seminari, oratori e confraternite, altari e benefici furono istituiti, fondati, dotati e arricchiti dai patriziati, dai ceti dirigenti, dalle nobiltà.
Ai nobili e ai ricchi borghesi occorrevano luoghi dove fare studiare i propri rampolli, dove mantenere more nobilium le proprie figlie e i propri figli, o strumenti di rendita quali benefici e pensioni per assicurare il mantenimento dei propri cadetti, sottratti al matrimonio dal meccanismo socioeconomico feudale. Questi stessi — diventando abati, priori o badesse — partecipavano, attraverso il sistema beneficiale, alla gestione e all'amministrazione dei beni ecclesiastici.
Possiamo così vedere come il convento dei minori conventuali di Modica ricevesse «dall'Eccellentissimo Signor Conte di Modica Grand'Almirante di Castiglia per la fabrica ogn'anno scudi 106» per 4 anni;

- Su una popolazione di circa 55611 abitanti, gli ordini religiosi presenti erano 14 con 46 conventi e 414 religiosi. Uno ogni 134 abitanti.

- Le quattro (cinque con il Terz’ordine regolare) famiglie francescane per le quali disponiamo dei dati erano presenti nella contea e negli stati feudali limitrofi, con 21 conventi e 263 religiosi (su circa 55.000 abitanti: 1 ogni 200 abitanti). I Minori conventuali erano presenti con 7 conventi e 49 religiosi (2.650 scudi di entrata): il più ricco quello di Ragusa con 689 scudi che aveva 12 religiosi, i Cappuccini con 6 e 80 frati, i Minori osservanti e i Minori osservanti riformati con 4: i primi con 76 religiosi e 2.270 scudi di entrata (il più ricco quello di Modica con 1.216 scudi e ben 40 religiosi), i secondi con 58 frati e 1.350 scudi di entrata (il più ricco quello di Modica con 567 scudi 18 frati), 2 erano i conventi del Terzo ordine regolare di S. Francesco.

Su 21 conventi delle quattro principali famiglie francescane ben 14 erano stati fondati nell’ultimo secolo precedente l’Inchiesta e sette addirittura da pochi anni. 10 erano stati fondati dalle università, cioè dai “consigli comunali” di allora, uno dal marchese di Spaccaforno, uno, quello di Modica dei Minori osservanti, dai conti Enriquez Cabrera, in occasione delle nozze di Anna Cabrera e Federico Enriquez (allora le classi dirigenti per festeggiare un avvenimento del genere regalavano alla città un convento!), quello di Vittoria dello stesso ordine da donna Vittoria Colonna.
I più antichi, a parte quelli di Ragusa e di Scicli dei Minori conventuali, erano il convento dei Conventuali di Giarratana (1414) e quello di Comiso (1418). Il che dimostra che in origine gli ordini francescani si insediavano soprattutto nei piccoli centri mentre nel ‘300 gli ordini che preferivano i centri più grandi erano Carmelitani e Domenicani.
- Questa crescita incontrollata (cinque e seicentesca), tuttavia, pose ben presto dei problemi, perché spesso poteva accadere che sorgessero dei conventi in cui l’esiguo numero di frati e l’insufficienza delle rendite poteva dar luogo a un rilassamento della vita spirituale. Vescovi e parroci cominciarono a protestare contro l’invadenza del clero regolare, che sottraeva anime e risorse al clero secolare. Fu così che nel 1649 la curia pontificia intraprese una inchiesta il cui scopo era quello di censire tutti i conventi degli ordini religiosi maschili esistenti, verificare il numero di religiosi e l’adeguatezza delle rendite per il mantenimento di un numero congruo di frati e la successiva soppressione di quelli in cui la scarsezza delle risorse e dei religiosi poneva problemi disciplinari e morali.
Questo fu lo scopo della Inchiesta promossa da papa Innocenzo X nel 1649 e portata a termine nel 1652. I risultati(6.238 conventi, più di 69.000 religiosi), che oggi si possono consultare presso l’Archivio segreto vaticano a Roma, forniscono una straordinaria istantanea della situazione patrimoniale e demografica degli ordini religiosi maschili in tutta la penisola. Relazioni che, insieme a quelle sulle biblioteche degli ordini oggi conservate presso la Biblioteca apostolica vaticana del 1601, sarebbe bello che la provincia di Ragusa acquisisse in copia per il nostro Archivio di Stato. Non costerebbe niente, se non il costo delle fotocopie e magari di una missione di due giorni per uno studioso che si rechi a Roma per fare materialmente l’operazione. L’Università oggi presenta in provincia potrebbe produrre delle tesi di laurea, degli studi specifici su argomenti che ci sembrano così lontani e che invece sono alle origini della urbanizzazione e della “civilizzazione” della nostra terra. Perché i conventi rappresentavano per le popolazioni urbane di allora una sorta di Stato sociale ante litteram. I frati fornivano servizi spirituali e assistenziali fondamentali, spesso erano gli unici a stare accanto alla povera gente. Fornivano un minimo di istruzione anche a quei ceti popolari che, diciamolo, a volte venivano un po’ snobbati dai Gesuiti.
Il convento di S. Maria del Gesù di Modica aveva uno studio di teologia. La maggior parte dei conventi avevano schiere di predicatori che diffondevano la Parola della Bibbia con memorabili cicli di predicazione, quelli che li stancavano tantissimo e per i quali le monache preparavano le energetiche mpanatighie. Ma gli ordini erano anche al centro delle relazioni economiche dei centri urbani come salta subito agli occhi dalla parte economica delle relazioni: il convento dei conventuali di Modica gestiva la fiera importantissima di S. Cataldo (l’antico patrono della Contea); possedevano censi, terre e case che davano in affitto. I Minori conventuali, ad esempio, in tutta la contea, possedevano 120 salme di terreni lavorativi per una rendita di quasi mille scudi. I conventi avevano al loro servizio avvocati e notai per la gestione del patrimonio e per le numerose liti che intraprendevano per fare valere i propri diritti sulle eredità. Pagavano le tasse al procuratore della Corte. Producevano una importante domanda di servizi: oltre ad avvocati, notai e procuratori, pagavano medici e speziali, barbieri, lavandaie. Davano lavoro a coloro che costruivano gli edifici conventuali e le chiese. Erano insomma inserite nel tessuto economico e sociale delle città.
- Ospitavano spesso frati di altri conventi, i superiori in visita, persone di riguardo di passaggio.

- Nell’Ottocento i Conventuali di Modica decidono di rimpicciolire la chiesa proprio per costruire una locanda (nel 1650 spendevano 7 scudi l’anno per ospitalità).

-Sappiamo quanti e chi erano, cosa consumavano (pane, vino, musto, oglio, cascio, ricotte, sale, legna, orzo, carne, cannape, carrubbe, noci, formaggio, herbe, legumi, cera, tonnina, grano, polli e galline, olive, lana, chiodi, funi per le campane, incenso, carta da scrivere, sapone, suppellettili per la sacrestia ma anche tela per le tonache, mutande e faccioletti), cosa possedevano (terreni, case, botteghe, oliveti, carrubeti, frutteti, vigne, palmenti e tappeti, gabelle, animali), dove vivevano (storia materiale ma anche storia urbanistica, storia delle relazioni tra ordini religiosi e classi dirigenti).
Ma che cosa ci dice uno primo superficiale sguardo alle relazioni di tutti gli ordini religiosi maschili della Contea? Ci fa vedere, come fosse una fotografia del Big bang per la nascita dell’universo, ci fa vedere la nascita delle città nel nostro territorio. Perché è appunto il Cinquecento, in Sicilia, ma anche in questa parte sud orientale dell’isola, il secolo che vede sorgere il fenomeno dell’urbanesimo. Su 44 conventi e collegi degli ordini religiosi maschili, 37 erano stati fondati nei secoli XVI-XVII. Ed è quasi una ovvietà il fatto che i conventi nascevano dove esistevano o stavano per nascere centri urbani che potevano “mantenere” comunità più o meno grandi di religiosi che non “lavoravano”, cioè non producevano e avevano bisogno di comunità abbastanza grandi che lavorassero per loro. Non è un caso che più i centri erano grandi ed abitati e più conventi avevano. I religiosi erano uno ogni 134 abitanti.
Modica, che era il centro più importante, il capoluogo della Contea, e che contava 16.000 abitanti nel 1652, aveva 10 conventi maschili (e quasi altrettanti femminili) e 121 religiosi. Biscari e Santa Croce, che erano dei piccoli borghi rurali, avevano un solo conventino con tre religiosi ciascuno.
Dunque gli ordini religiosi stanno alla base del processo di nascita dei nostri centri urbani e ne sono cartina di tornasole. Le fabbriche conventuali dominavano la rete urbanistica, ne erano i punti nevralgici, grazie anche al diritto che gli ordini avevano di “fare l’isola” e cioè di costruire in modo da essere circondati da 4 strade pubbliche e costituire così un isolato appunto. Nelle maggiori città la cattedrale e i 2 conventi più importanti formavano un triangolo all’interno del quale troviamo il centro economico, politico e sociale.
Anche nella contea di Modica il ceto emergente di piccola nobiltà e di borghesia urbana, protagonista della rivoluzione dei prezzi del XVI secolo e dell’aumento della produzione granaria, della riorganizzazione amministrativa e giudiziaria, investe parte delle proprie ricchezze, dei propri profitti, nella fondazione e nella dotazione di conventi e monasteri.


Era, insomma, quello delle famiglie francescane nella contea, un mondo in movimento e in espansione, vivo e vivace, che non isolava nella solitudine ascetica ma viveva quotidianamente immerso nel tessuto sociale ed economico delle città. A dispetto di una immagine (falsa) di parassitismo, di inutilità e di sterilità che ha tramandato una certa storiografia sette-ottocentesca, il clero regolare era invece capillarmente e attivamente presente nella vita materiale e spirituali dei nostri progenitori, che quando avevano un problema non si rivolgevano al prete (al quale si rivolgevano con l’appellativo di “don” che già segnava un profondo spartiacque) ma al frate (che invece era chiamato con il più affettuoso familiare appellativo di “padre”). Don Abbondio e Fra Cristoforo. I francescani erano fra tutti gli altri religiosi del clero regolare i più amati dal popolo che li premiava garantendolo loro, con le elemosine e la questua, un quinto delle entrate e cioè, spesso, la sopravvivenza.
In cambio, tutti questi ordini religiosi ci hanno lasciato in eredità un immenso patrimonio culturale, materiale e spirituale, hanno contribuito al processo di urbanizzazione e ci hanno lasciato questi splendidi edifici nei quali oggi trovano sede scuole, ospedali, archivi, centri culturali come questo Liceo convitto che ci permettono tra l’altro di tenere convegni interessanti come questo nei quali ci raccontiamo e recuperiamo grazie al racconto storico le nostre nobili ed entusiasmanti origini.
 

 

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