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L'ultimo Gattopardo si racconta

"Come Autore-On-Line sono al centro di un'invisibile propaganda che va a mio credito e quello della cultura e sempre a beneficio dell'umanità, quest'ultima la sola ragione del mio lavoro". Luigi Bruno di Belmonte

 

Vivo su quella punta dell’Europa che poi é la punta finale della Sicilia che fronteggia Malta ed é così immersa nel suo punto cardinale da trovarsi la Tunisia a NordOvest. Ci sentiamo un pò tutti raggiunti dalla geografia africana. Quando soffia il vento del deserto (il terribile Ghibli) possiamo sentire il Muezzim invitare I fedeli alla preghiera.
La casa dove vivo mi é stata lasciata da mio nonno, un uomo che a stento ricordo. Una grande casa il cui nome era La Cavagucciardo. Ora la chiamano Villa Bruno.
Camere allineate lungo una vasta terrazza che guarda su un parco di palme. Un tempo si trovava nel mezzo di una campagna popolata da fichidindia e alberi di carrubi, da conigli nascosti nei muragli di pietra, volpi, falchi e poiane. E’ stata nella famiglia per oltre duecento anni. Una serie di oggetti in completo disuso sta a testimoniare la presenza dei miei antenati, una macchina fotografica in legno, due telescopi retrattili, 6 fucili ad avancarica, un set di pistole da duello, dei carillons e altri oggetti il cui uso non é sempre identificabile. Li ho lasciati lì dove li ho trovati e sono diventati segni del tempo. Un pò come me.

La mia famiglia é venuta in Sicilia circa trecento anni fa dalla Spagna e un ramo di essa vi continua a prosperare, In forza della spada conquistò l’isola. Una volta che la spada venne riposta nel fodero la famiglia si aprì di nuovo ed una parte venne a stabilirsi in questa zona dell’isola. La mia famiglia é sempre stata ricca sia in Spagna che in Sicilia. Gente di grande fortuna più che di grande talento. Eccetto forse per il mio bisnonno che all’inizio del XXmo secolo cominciò l’avventura dell’inscatolamento del pesce. Costruì un grande stabilimento e in breve si ritrovò proprietario di tutte le tonnare della costa Sud/Orientale della Sicilia.
La tonnara principale é sempre stata quella di Capo Passero, una tonnara importata in Sicilia dagli arabi intorno all’anno 1000. Se prendete una carta vedrete che Capo Passero si trova proprio sul punto finale dell’isola, su quel confine virtuale fra lo Ionio e il Mediterraneo. L’inscatolamento del pesce é stato un momento importante per l’umanità, a cavallo fra il sale e l’avvento del frigorifero.
Il tonno in scatola provò di essere insostituibile. Durante il primo conflitto mondiale le nostre scatolette rosse, punteggiate da medaglie d’oro, risolsero molti problemi alimentari per le truppe nelle trincee sui confini gelati d’Italia. Dato lo stato di guerra le scatolette che inviavamo all’Austria venivano prima perforate-minuscoli buchini… Ma poi le nostre scatolette furono presenti fra le schiere delle Camice Nere e nelle avventure coloniali dell’Impero e di nuovo in Spagna e nell’ultimo conflitto mondiale, dai deserti africani fino sul fronte russo. La tonnara segnò un momento di grande fortuna economica per la famiglia ed anche un momento di gloria. I palazzi, le ville che portano il nostro nome ne sono testimoni. Mio bisnonno venne nominato senatore del regno d’Italia, e uno dei suo figli senatore della nuova Repubblica Italiana. Un riconoscimento che la nazione dette alla famiglia per il nostro aiuto alla guerra e per il più sostanzioso prestito mai elargito da un’industria privata in occasione della sconfitta di Caporetto. Le medaglie sono ancora in qualche cassetto, il prestito non venne mai restituito. Un milione di lire oro.

Dopo la guerra tutto cambiò, Il numero dei tonni improvvisamente diminuì, le migliaia si ridussero a centinaia fino a poche dozzine. Fattori sconosciuti e moderni sovvertirono un secolare ordine di cose: l’inquinamento del mare per un verso e nuovi sistemi di pesca per altri. I giapponesi dimostrarono subito che si poteva pescare in un modo più rapido e conveniente. Agili battelli invasero il Mediterraneo e pescavano i grandi tonni del Mediterraneo (un esemplare può arrivare a pesare anche 400 chilogrammi) assai prima che arrivassero sotto le coste dove le nostre reti aspettavano inerti. I giapponesi pescavano in mare aperto e inscatolavano direttamente a bordo. Per noi fu la fine di un periodo d’oro. Ma non fummo in grado di aggiornare i vecchi sistema di pesca con quelli imposti dalle nuove tecnologie. In breve divenimmo rottami di mare.
Cosa é restato di tutto questo? Solo il mio libro
UN UOMO CHIAMATO FOUDROYE che parla di tutto questo e per il quale ringrazio tutti coloro che lo comprano. In pratica tutti i miei allievi e i miei amici e amici dei miei amici.
Io sono nato all’inizio della seconda guerra mondiale e una gran parte della storia della famiglia mi é stata raccontata, poi la famiglia si aprì di nuovo e tutti divenimmo rami sempre più lontani dal tronco.
Devo una splendida giovinezza a questo posto, Sono cresciuto immerso nella natura, mezzo uomo e mezzo pesce. A dieci anni avevo già la mia carabina e il mio arpione ricavato dalla spada di un pesce spada. Avevo il mio cavallo col quale coprivo al galoppo la distanza fra La Cavagucciardo e Capo Passero, sulle lunghe spiagge che circondano questa enclave del Mediterraneo. Imparai a cavalcare prima che imparassi a leggere. Sapevo andare a vela prima di avere i miei primi calzoni lunghi. Sebbene sia figlio unico, la mia era una grande famiglia, popolata da cugini e zii e, in estate, c’incontravamo tutti per presiedere al pesca della tonnara. Poi quando la tonnara divenne assolutamente passiva si decise di chiuderla e tutti prendemmo cammini che per tutti si dimostrarono molto diversi.


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