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Grazie a un
navigatore analizziamo un ‘caso-tipo’, che fa riflettere
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Giorgio, dell'ABC
Federazione e Associazione DopoDomani
Onlus, nata da un gruppo di famiglie che
da tempo cercano di farsi carico in prima
persona del progetto di vita, della cura e della riabilitazione dei
propri figli disabili.
Si tratta di una riflessione, estremamente
concreta e realistica, che coinvolge e tocca tutti i genitori che
crescono un bambino disabile.
"I rapporti e le cause tra
disabilità e povertà o impoverimento sono
in questi giorni oggetto di
interessanti dibattiti. E’ un argomento che abbiamo già trattato,
sia pure di sfuggita, parlando dei costi umani della
disabilità in famiglia, ora
vorremmo puntualizzare meglio quelli economici, sia diretti che
indiretti (mancata capacità di produrre reddito).
Che l’essere disabili sia condizione umana economicamente
costosa è fuori di dubbio; quanto questa condizione
costi in termini economici alla famiglia della persona disabile,
specie se grave e bisognosa di
assistenza continua, è spaventoso.
Facciamo un calcolo approssimato e semplificato su quello
che può essere un caso-tipo e proviamo ad avere un’idea del costo
economico solo in termini di mancato reddito per una famiglia con i
genitori che lavorano entrambi e hanno un figlio che nasce affetto
da grave disabilità.
Poniamo che la madre riesca in un modo o nell’altro,
utilizzando i vari permessi e le previste previdenze, ad assentarsi
dal lavoro pur essendo retribuita fino al terzo anno di vita del
bambino e poi sia costretta ad abbandonare il lavoro per assistere
il figlio.
Ipotizziamo un suo stipendio di 1.200 euro mensili al quale
sia poi costretta a
rinunciare. Quando suo figlio compirà 18 anni
questa madre avrà subito una
perdita per mancato guadagno di circa 200.000 euro!
Se calcoliamo che avrebbe
potuto lavorare ancora altri 15 anni arriviamo a 400.000 euro. Se
aggiungiamo venti anni di pensione (a questo punto avrebbe circa
75 anni) potremmo
arrivare a 600.000 euro. Più di un miliardo di vecchie lire!
Certo, è un calcolo teorico e semplificato, ma nella
sostanza è reale e resta tale anche se mettiamo
sull’altro piatto della bilancia tutte
le previdenze economiche. Che secondo
noi compensano solo, bene che vada, gli altri costi diretti della
disabilità.
Ecco perché quando il Governo parla di sgravi fiscali a
favore delle “famiglie con disabilità”
noi ridiamo amaro, anzi piangiamo: un migliaio
di euro all’anno o poco più
che servono sì ma soprattutto a farci sentire presi in giro”.
Giorgio Genta
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