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BIMBI DIVERSI, IGNORATI DALLE STATISTICHE

E' evidente nell'ultimo rapporto diffuso dal Ministero del Welfare
I bambini disabili nel nostro Paese? Non pervenuti.

Sulla carta non esistono dati sicuri su questi piccoli, almeno fino al compimento del sesto anno di età, quando cioè la certificazione per l'ingresso a scuola fa emergere la loro condizione.
Un "non-dato" che fa pensare, e che si nasconde tra le pieghe del rapporto sul monitoraggio delle politiche sociali.
Il dato diffuso dal Ministero del Welfare parla di circa 42.460 bambini disabili tra 0 e 5 anni. Si tratta di una stima, ottenuta a partire dalla considerazione che esiste un'incidenza alla nascita pari all'1% e calcolando, conseguentemente, il trend con cui si sviluppa il fenomeno fino ai 6 anni.
C'è da dire che la mancanza di autonomia nel gestire le normali attività della vita quotidiana è un parametro difficilmente applicabile alla fascia di età 0-5 anni. E il rapporto ministeriale dedica proprio un focus alla condizione di questi cittadini, partendo dalla difficoltà di definirne il grado di disabilità.
L'indagine Istat ha rilevato che il 5% della popolazione con più di 6 anni è disabile, nel senso che "hanno riferito una totale mancanza di autonomia per almeno una funzione essenziale della vita quotidiana". Se si prende invece in considerazione un parametro più ampio, ossia di "apprezzabile disabilità", la percentuale sale al 13%.
* Età, sesso e territorio
Chiaramente aumentando con l'età, la percentuale relativa alla popolazione disabile cresce. Se tra gli over 65 la quota è del 19,3%, raggiunge il 47% tra le persone di 80 anni e più. C'è poi una differenza di genere: le donne rappresentano il 66% delle persone disabili, mentre gli uomini solo il 34%. A livello territoriale è stato rilevato un tasso di disabilità del 6% nelle isole e del 5,2% nell'Italia meridionale. La percentuale scende al 4,4% nell'Italia Nord-Occidentale e al 4,3% del Nord Est. Infine nel Centro si ha una disabilità del 4,8%.
* Tipologie
Confinamento individuale, costrizione a letto, difficoltà nel vestirsi, nel lavarsi, nel mangiare, disabilità nei movimenti... l'indagine ha distinto i diversi tipi di disabilità.
Quella più grave coinvolge il 2,1 della popolazione, percentuale che cresce, arrivando al 25%, tra le persone di età superiore agli 80 anni. Il 2,2% delle persone persone presenta disabilità nel movimento, con quote significative dopo gli 80 anni quando si arriva al 22,5%. Circa il 3% della popolazione presenta difficoltà nello svolgimento delle attività quotidiane; anche in questo caso il numero è proporzionato all'età: tra gli ottantenni circa una persona su 3 ha difficoltà a svolgere autonomamente.
Prese in esame anche le difficoltà nella sfera della comunicazione: l'1% della popolazione non è in grado di vedere, sentire o parlare, il che significa 352mila ciechi totali o parziali, 877mila persone con problemi dell'udito più o meno gravi e 92mila sordomuti. Inoltre dall'indagine emerge che ben il 33% delle persone è portatore di due disabilità anche di tipologie diverse.
Per saperne di più sui numeri dell'handicap, vi rimandiamo al nostro speciale
ALCUNI NUMERI
Si stima che in Italia vi siano circa 2 milioni 824 mila disabili, di cui 960 mila uomini e 1 milione 864 mila donne.
Di questi, circa 165.500 vivono in presidi socio-assistenziali: si tratta prevalentemente di anziani non autosufficienti (circa 41mila persone), il 77% dei quali donne.
Il numero di disabili (di 6 anni o più) che vive in famiglia è di circa 2 milioni 615mila unità, pari al 4,85% della popolazione.
Di questi, 894mila sono maschi (3,4% della popolazione) e 1 milione 721mila femmine (6,2% della popolazione).
Considerando sia i disabili in famiglia sia quelli nei presidi, si può constatare che 2 milioni 92mila disabili sono anziani oltre i 64 anni.
In conseguenza della più lunga sopravvivenza delle donne rispetto agli uomini, il 70% degli anziani disabili è composto da donne.

Solo in minima parte le disabilità vengono registrate alla nascita: infatti per il quattro per mille dei nuovi nati, circa 2.000 l'anno, sono registrate malformazioni o malattie congenite invalidanti.
La percentuale delle disabilità rilevate cresce in età scolastica quando si evidenziano in particolare le disabilità mentali.
Tra gli iscritti alle scuole elementari, infatti, il tasso degli alunni in situazione di handicap sale all'1,86 per cento ed al 2,50 per cento nelle scuole medie, con una prevalenza di soggetti con insufficienze mentali.
Nella fascia adolescenziale e dell'età adulta aumenta invece il peso delle disabilità fisiche che subiscono una forte impennata dopo i 15 anni per cause prevalentemente derivanti da incidenti sul lavoro, sulle strade, nelle pratica sportiva e domestici.
Circa 60.000 persone sotto i 65 anni si muovono su sedia a ruote.
Nella terza età assumono invece sempre maggior rilievo gli esiti di malattie involutive e degenerative che determinano negli anziani alte percentuali di grave non autosufficienza, che cresce fino al 20 per cento oltre gli 80 anni, ed una larga diffusione di forme di cecità e sordità che supera il 15 per cento.

Ultimo dato: il 15 per cento delle famiglie italiane è direttamente coinvolto nel fenomeno.
L'ISTRUZIONE
L'Italia è uno dei pochi Paesi ove le persone disabili sono in gran parte integrate nelle scuole normali.
Nel corso del tempo, il livello d'istruzione delle persone disabili si è notevolmente elevato: confrontando le persone in età 15-44 con quelle in età 45-64, si riscontra un notevole aumento, fra i giovani, di coloro che hanno un titolo di studio alto (il 38% dei disabili tra i 15 e i 44 anni possiede un diploma o una laurea, rispetto al 14% dei disabili in età 45-64 anni).
Tale incremento di livello si è verificato anche fra i non disabili, ma tra i disabili il recupero è stato molto più rapido e ha riguardato in misura maggiore le donne, che hanno così compensato lo svantaggio che in passato avevano rispetto agli uomini.
Tuttavia, permane una percentuale considerevole di persone disabili, anche giovani, senza alcun titolo di studio: è in questa condizione circa il 15% dei disabili in età 15-44, mentre tra i non disabili tale percentuale è praticamente nulla.
IL LAVORO
Nonostante le innovazioni legislative in tema di inserimento lavorativo (L.68/99) e le molte iniziative attivate anche grazie a progetti e finanziamenti europei, oggi in Italia si rilevano tassi di occupazione dei disabili ancora piuttosto bassi: si parla di un 21%, meno della metà di quello rilevato tra i non disabili.
Occorre però considerare che tra i disabili in età lavorativa circa il 27% è del tutto inabile al lavoro.
Le donne disabili sono notevolmente svantaggiate rispetto agli uomini: le prime hanno un tasso di occupazione dell'11% e i secondi del 29%; tale svantaggio esiste anche tra i non disabili, sebbene l'entità delle differenze tra maschi e femmine non sia così elevata.
LA FAMIGLIA
Il 28% dei disabili vive solo, rispetto all'8% dei non disabili; anche in questo caso è prevalente il numero degli anziani (soprattutto vedove), con un'età media di 76 anni per gli uomini e 80 per le donne.
Il 26% dei disabili fino a 44 anni è coniugato, contro il 47% dei non disabili.
Le differenze rispetto ai non disabili sono più rilevanti per gli uomini (solo il 15% è coniugato) che non per le donne (il 38% è coniugato).
La condizione di disabilità tra i giovani ne comporta una permanenza nel nucleo d'origine; si riscontra così come il 34% dei disabili in età 25-44 anni viva con i genitori (rispetto al 19% dei non disabili) e come il 17% dei disabili della stessa età viva con un solo genitore (rispetto al 6% dei non disabili).
Ciò implica una situazione di maggiore necessità economica e, talvolta, di maggiore disagio: in effetti, il 42% dei disabili ritiene scarse o insufficienti le proprie risorse economiche, rispetto al 27% dei non disabili.
La famiglia rimane il perno fondamentale di riferimento per le persone disabili: il 90% dichiara un buon livello di soddisfazione rispetto alle relazioni familiari, percentuale simile a quella dei non disabili.
Più bassa è invece la soddisfazione nei confronti delle relazioni con gli amici: è soddisfatto il 68% dei disabili a fronte dell'86% dei non disabili.
INTEGRAZIONE SOCIALE
Il livello di integrazione sociale delle persone disabili può essere individuato attraverso la valutazione del grado di partecipazione attiva acquisita nella vita quotidiana.
La partecipazione sociale è, infatti, il risultato di un processo durante il quale la persona sviluppa la propria identità e autostima, forma il proprio carattere.
E ciò all'interno di due contesti: quello delle relazioni primarie, familiari e amicali, e quello delle relazioni secondarie, scuola e tempo libero.
Una misura del coinvolgimento diretto del disabile in alcune attività della vita quotidiana è fornita dall'utilizzo di alcuni servizi presenti sul territorio, come uffici anagrafici o postali, Asl, banche (Istat, 1999).
Soli il 25,8% dei disabili da 14 anni in su si è servito negli ultimi 12 mesi, di un ufficio anagrafico per certificati, documenti o altro, contro il 43% dei non disabili; le differenze rimangono significative anche per gli uffici postali (53,7% dei disabili da 14 anni in su contro il 72,4% dei non disabili) e in banca (il 37,8% dei disabili contro il 62,3% dei non disabili).
La situazione è leggermente capovolta nel caso dell'Asl (per prenotazioni o per pratiche amministrative).
In tal caso, infatti, la percentuale di disabili oltre 14 anni è ovviamente superiore rispetto alla percentuale calcolata sui non disabili, rispettivamente 50,9% e 41%.
L'ovvietà è data dal fatto che, o per motivi di certificazione dell'handicap o per necessità di monitoraggio del proprio stato di salute, il disabile entra più spesso e facilmente in contatto con l'Asl.
Il grado di partecipazione di una persona alla vita sociale, può essere misurato anche attraverso la frequenza con la quale si aggiorna sulla situazione socio-economica e politica della società in cui vive.
Sembra che le persone disabili si informino meno rispetto ai non disabili; tale differenza tende ad aumentare in modo proporzionale all'età, aumento forse dovuto a una minore scolarizzazione nelle fasce di età più anziane.
Si passa, infatti, da una differenza a favore dei non disabili del 13,3% nella fascia di età 6-44 anni a una del 17,1%, nelle fasce di età più anziane (65 anni e più).
La differenza percentuale passa a un 22,1% nel caso delle persone di 18 anni e più che ascoltano la radio (il 43,7% dei disabili contro il 65,8% dei non disabili). (Istat, 1999).
Indicativa dell'integrazione è anche la pratica di attività sportive a livello sia agonistico sia amatoriale.
Nel primo caso, si nota come il numero dei tesserati alla Federazione Italiana Sport Disabili sia aumentata del 20,4% tra il 1989 e il 1997 (Coni-Fisd-Censis, '89-'97).
L'analisi della partecipazione sociale delle persone disabili offre, quindi, l'occasione per conoscere i bisogni non soddisfatti e per avviare strategie positive di intervento a favore di una più equa e ampia offerta di beni e servizi.

QUANTI SONO I DISABILI IN ITALIA?
Prima di presentare un quadro generale dei dati relativi alla stima dei disabili in Italia, è opportuno chiarire le ragioni per le quali è difficile rilevarne il numero preciso, ossia:
* la definizione di disabilità non è universale
Essa infatti cambia a seconda della rilevazione statistica e di chi la effettua*, spesso si usano in modo impreciso termini come disabile, handicappato, invalido, inabile.
Per esempio, disabilità e invalidità sono due concetti differenti: il concetto di disabilità fa riferimento alla capacità della persona di espletare autonomamente (anche se con ausili) le attività quotidiane fondamentali e si riconduce alla legge 104 del '92; quello di invalidità, invece, rimanda al diritto di percepire un beneficio economico in conseguenza di un danno biologico, e fa riferimento alla legge 118 del '71.
Unire dati provenienti da diverse fonti al fine di fornire una stima complessiva del numero di disabili significa allora considerare in realtà persone individuate con parametri diversi.

- La precisione della rilevazione dipende dal tipo di disabilità
È molto più difficile rilevare le disabilità mentali rispetto a quelle fisiche per la presenza di resistenze e pregiudizi culturali, che spingono le persone direttamente interessate o i loro familiari a non entrare in contatto con i servizi pubblici competenti, o a non rispondere in modo appropriato alle domande presenti in ricerche e indagini.

- Stimare il numero dei bambini disabili richiede fonti informative non disponibili attualmente
Lo strumento di rilevazione della disabilità utilizzato dall'Istat nell'indagine su "Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari"** consente di considerare i bambini a partire dai 6 anni.
La fonte istituzionale del numero di certificazioni scolastiche non risolve appieno il problema, perché non sono compresi i bambini in età prescolare, e perché non vi è obbligo di iscrizione alla scuola materna, per cui i bambini disabili certificati tra 3 e 5 anni sono sicuramente una sottostima del numero reale.

- Contare i disabili significa considerare quelli in famiglia come quelli in Residenze
Mentre nel primo caso esistono da tempo indagini specifiche, nel secondo non vi sono dati attendibili e completi.
Di recente è stata riavviata dall'Istat, con la collaborazione delle Regioni, la "Rilevazione statistica sui presidi socio-assistenziali", al fine di fornire il numero dei disabili in Istituto.

- L'attuale sistema di certificazione della disabilità
Una preziosa fonte di dati per stimare il numero dei disabili in Italia sarebbe data dalla certificazione dell'handicap, come previsto dall'art. 4 della legge n. 104/92.
Presso ogni Asl sono istituite apposite Commissioni che rilasciano varie tipologie di certificazione, finalizzate ad accertare l'invalidità e lo stato di handicap, a certificare la diagnosi nell'alunno handicappato, a definire l'insieme di interventi assistenziali nei confronti dell'anziano non autosufficiente, a determinare le capacità residue della persona disabile e delle sue potenzialità lavorative.
Per tali certificazioni, purtroppo, non sono ancora stati adottati criteri di rilevazione né strumenti di registrazione uniformi; inoltre, esse non sono quasi mai riportate su supporto informatico né è mai stata prevista una rilevazione statistica a livello nazionale.
Al momento, quindi, questa informazione è inutilizzabile.
Presso i Ministeri della Pubblica Istruzione e del Lavoro e delle Politiche Sociali sono stati costituiti, però, degli osservatori o dei gruppi tecnici, tra le cui finalità vi è anche la revisione dei sistemi di certificazione.
Uno sforzo di coordinamento per far dialogare le varie tipologie di certificazione potrà portare a un sistema coordinato di accertamento della disabilità, fornendo così dati utili.
L'Istat, in quanto coinvolta in questi organismi, lavorerà anche per giungere all'organizzazione di rilevazioni statistiche coordinate in tutto il Territorio nazionale.

* L'Istat adotta la definizione di disabilità proposta dall'Oms nella classificazione internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Handicap (1980).
Il punto focale di tale classificazione è la sequenza che porta dalla menomazione all'handicap: la menomazione è il danno biologico che si riporta a seguito di una malattia (congenita o meno) o di un incidente; la disabilità è l'incapacità a svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito di menomazione; l'handicap è lo svantaggio sociale che deriva da una disabilità.
Così, per esempio, una persona su sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non essere handicappata se al mondo venissero eliminate tutte le barriere architettoniche, cosicché non gli verrebbe precluso l'accesso ad alcun settore della vita sociale.
E' evidente che, in tale accezione, si può contare il numero di disabili, ma non di handicappati; la condizione di handicap è prettamente oggettiva e dipende dalle aspettative di vita ed esigenze delle persona disabile.

** Per maggiori dettagli si veda il documento "Il concetto di disabilità".

E' POSSIBILE UN CENSIMENTO?
L'Istat ha valutato, in preparazione del decennale "Censimento della Popolazione", la possibilità di inserire nel questionario dei quesiti mirati volti a giungere a un "Censimento dei disabili".
Ma una serie di valutazioni ha sconsigliato tale scelta:
* La tecnica di rilevazione dell'intervista diretta presso le famiglie è già ampiamente sperimentata.
L'indagine sulla "Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari" ha però evidenziato come non sia possibile rilevare tutte le disabilità (soprattutto mentali) per una certa reticenza delle persone a esplicitare tale condizione. Problema che si riproporrebbe per il censimento.
* I quesiti sulla disabilità rientrano tra i cosiddetti "quesiti sensibili" ai quali le persone possono rifiutarsi di rispondere.
La loro introduzione potrebbe inficiare anche le risposte a quesiti successivi, ponendo il rispondente in uno stato di rifiuto.
* Data la complessità e l'ampiezza del Censimento, non è possibile istruire i numerosi rilevatori coinvolti in maniera sufficientemente approfondita, come viene fatto nell'indagine sulla salute.
I quesiti sulla disabilità, infatti, sono particolarmente difficili da porre e da far comprendere nella giusta maniera. I dati ottenuti potrebbero risultare meno affidabili.
* Inoltre, l'esito delle indagini dipende molto anche dal contesto di riferimento: mentre è naturale, per l'intervistato, attendersi uno o più quesiti sulla disabilità nell'indagine sulla salute, lo è molto meno nel Censimento della popolazione.
La qualità delle risposte potrebbe perciò risentirne.
Abbandonata dunque l'ipotesi di un Censimento dei disabili, la soluzione migliore per individuare tutta la popolazione disabile è l'unione di varie fonti informative, ognuna delle quali deve essere stata identificata come la migliore esistente per rilevare una fetta di popolazione disabile.
L'indagine sulla "Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari", ad esempio, consente di rilevare con precisione le disabilità nella popolazione anziana, mentre non è strutturata in maniera adeguata per rilevare la disabilità nei bambini.
È evidente che laddove ci siano dei vuoti informativi incolmabili, sarà necessario avviare delle nuove indagini.

Fonte: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali - Istituto Nazionale di Statistica (Roma, 30 ottobre 2001)

LE PERSONE CON DISABILITA' IN ITALIA
Numero di persone disabili di 6 anni e più che vivono in famiglia, per sesso e classi d'età.
Dati in migliaia - Anni 1999-2000
6-1415-2425-4445-6465-7475 e piùTotaleMaschi40 27 81 153 204 389 894Femmine4032822093231.0351.721Maschi e Femmine80591633625271.4242.615Fonte: ISTAT, indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari, '99-'00


Numero di persone disabili e di anziani non autosufficienti ospiti nei presidi residenziali soxio-assistenziali - Anno 1999
Minori di 18 anniDisabili tra 18 e 64 anni TotaleMaschi1.316 11.165 12.481Femmine90111.27112.172Maschi e Femmine2.21722.43624.653Fonte: ISTAT-CISIS, rilevazione

Anziani non autosufficientiTotaleMaschi32.08244.563Femmine108.807120.979Maschi e Femmine140.889165.542Fonte: ISTAT-CISIS, rilevazione sui presidi socio-assistenziali, 1999
LA RISCOSSA DEI DISABILI
Vivere, anzi riuscire a sopravvivere nel nostro Paese non è per niente facile.
A chiedere legittimità, diritto al lavoro e ad una vita socialmente integrata sono quasi tre milioni (quasi, perché un censimento completo né il Ministero del Welfare né l'ISTAT l'hanno ancora fatto).
Il 5% della popolazione italiana vive in condizioni di non autosufficienza, con disabilità psichiche o motorie.
La maggior parte di loro è in famiglia con i genitori o con un solo genitore, parecchi vivono con un partner, una minoranza vive da sola e 170mila di loro passano la vita negli Istituti di assistenza.
Anziani e donne sono la maggioranza di questo esercito in costante aumento.
Un milione e 200mila le famiglie coinvolte.
A queste cifre si aggiungono i 7 milioni di persone che hanno difficoltà a compiere almeno un'attività della vita quotidiana.
Per molti di loro andare a scuola, fare un'attività fisica, trovare un lavoro diventa più faticoso che sopportare la propria condizione di disabilità.

Recenti dati Istat, del resto, sono eloquenti: delle 522mila persone circa con disabilità in età lavorativa solo il 17,4% è occupata.
Di questi la maggioranza lamenta limitazioni sul tipo di lavoro che può svolgere e sul carico che può sopportare.

Per quanto riguarda le pensioni solo l'8% del totale dei disabili ne usufruisce e sono irrisorie: dai 2mila ai 6mila euro lordi l'anno.
E chi non lavora - il 98% - dichiara che vorrebbe lavorare se solo ci fossero le condizioni adeguate.
Va comunque preso atto che la situazione lavorativa dei disabili, in realtà, è molto migliorata grazie alla legge 68/99: negli ultimi due anni sono stati 40mila gli ingressi nel lavoro.
Naturalmente, la situazione è disomogenea sul Territorio e la legge in alcuni punti andrebbe migliorata.

I nodi del problema, tuttavia, sono le risorse - i finanziamenti che il fondo nazionale stanzia per ogni singola Regione giacciono nelle casse regionali a tempo indeterminato - e la creazione di una rete allargata dei servizi per l'impiego che colleghi trasversalmente Regione, Provincia e Comune.
Interessante, a questo proposito, è l'esperienza portata avanti dall'Azienda USSL 4 dell'Alto Vicentino, dove i servizi per l'impiego provinciali lavorano in rete con i Comuni. Indispensabile è la figura dell'operatore di mediazione che colma le distanze tra le esigenze del disabile e quelle dell'azienda.
In alcune Regioni sono in corso i piani di zona che circostanziano le necessità della persona disabile e del territorio. In altre sono parecchio attive le cooperazioni sociali.
Forte è stata la richiesta delle associazioni di un censimento, di un osservatorio nazionale sulla legge 68/99, così come di fare chiarezza e semplificare la procedura di certificazione che permette l'accesso alle liste del collocamento.
Per ulteriori informazioni sulla legge 68/99 si può chiamare il numero verde 800 18 99 66.

IN ITALIA ALMENO 600 MILA DISABILI SENZA ASSISTENZA
In Italia ci sono 600mila disabili che non godono di sostegni ed aiuti.
Inoltre 250mila persone non hanno comunicazione con l'esterno e l'unico contatto è la televisione.
La denuncia arriva da Antonio Guidi, sottosegretario alla Salute, che sottoline anche quanto "razzismo" ancora esista nei confronti dei disabili.
"Ci sono poi persone che in mancanza di assistenza domiciliare devono aspettare 6-7 ore per essere cambiati", ha detto Guidi.
Il sottosegretario si dice d'accordo sull'utilizzo di nuove tecnologie per i disabili "purchè servano per avvicinare e comunicare, senza separare e siano solo un momento di passaggio per l'integrazione".
Guidi ha reso noto che, a seguito di una direttiva del Ministero, il 20% delle Asl destinerà l'un per mille del bilancio alla predisposizione di progetti di assistenza per i disabili rimasti orfani.
DALLE DIFFICOLTÀ DELLA VITA QUOTIDIANA A QUELLE CHE ISOLANO DAL MONDO
Quali e quante sono le tipologie della disabilità? Ne sono state individuate 4:
* confinamento individuale (costrizione a letto, su una sedia a rotelle o in casa), che riguarda il 2,1 per cento della popolazione di 6 anni e più; dagli 80 in su la quota raggiunge il 25 per cento;
* disabilità nelle funzioni (difficoltà nel vestirsi, lavarsi, fare il bagno, mangiare) per il 3 per cento della popolazione dai sei anni in su; 12 per cento tra i 75 e i 79 anni, persone che necessitano dell'aiuto di qualcuno; oltre gli 80, una persona su tre ha difficoltà a svolgere le fondamentali attività quotidiane;
* disabilità nel movimento (difficoltà nel camminare, salire le scale, chinarsi, coricarsi, sedersi); il 2,2 % delle persone oltre i sei anni presenta queste disabilità; tra 75 e 79 anni la quota arriva al 9,9 % e sale al 22,5 % oltre gli 80;
* disabilità sensoriali (difficoltà a sentire, vedere, parlare), che coinvolgono circa l'1,1 % della popolazione dai 6 anni in su. In base ad altre indagini risultano circa 352 mila ciechi totali e parziali, 877 mila con problemi di udito più meno gravi e 92 mila sordi prelinguali (sordomuti).
I portatori di handicap in Italia, secondo i dati forniti dall'Istat (e relativi al biennio 1999-2000), sono 2 milioni e 615.000: un vero e proprio esercito, che raccoglie tra le proprie file ben 80 mila giovani, tra i 6 ed i 14 anni; 59 mila tra i 15 e i 24; 163 mila tra i 25 e i 44; 362 mila tra i 45 e i 64; 527 mila tra i 65 ed i 74 e 1.424 da 75 in su.
E di questi ben in 600 mila, sempre secondo l'Istat, vivono confinati, prigionieri in casa, mentre soltanto 165 mila usufruiscono di residente protette.
www.handicapincifre.it

Questo portale dell'handicap contiene informazioni, statistiche, bibliografia ed elementi giuridici per orientarsi nel mondo della disabilità. Voluto dal Ministero del Welfare - Dpsp e realizzato dall'Istat, "HANDICAPINCIFRE" consente ai disabili, alle loro famiglie e agli operatori del settore di consultare dati e trovare notizie utili nel nuovo Sistema informativo. Nel ricercare i dati è possibile procedere in tre modi diversi: per Aree tematiche, per Soggetti, o per Causa della disabilità. Nel sito, però, non ci sono solo numeri: è stata sviluppata un'area, denominata "fonti di dati", dove trovare la descrizione di tutte le fonti utilizzate per la costruzione degli indicatori statistici; inoltre è disponibile on line un glossario con tutti i termini tecnici usati.







 

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