Il cioccolato modicano
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Ed è con gli Spagnoli che la cioccolata arriva anche in Sicilia ed in
particolare nella potente e florida Contea di Modica. I semi di cacao
venivano macinati su uno strumento chiamato Aztechi “metatl”, una
pietra ricurva poggiata su due basamenti trasversali, usando uno
speciale mattarello di pietra. Un esemplare di questo strumento è
perfettamente conservato e “funzionante” nel Museo Etnografico della
Contea di Modica.
La pasta di cacao, amarissima, cosi’ ottenuta veniva mischiata a
zucchero di canna e spezie, in special modo cannella o vaniglia, oltre
ad altre essenze piu’ o meno segrete. Tale lavorazione è sopravvissuta
a Modica fino ai nostri giorni.
Il cioccolato modicano si presenta oggi nella sua caratteristica forma
rettangolare ed incartata prevalentemente a mano. La tecnica di
preparazione è il risultato di una tradizione secolare che continua ad
adottare i sistemi manuali usati fin dal 1700, epoca in cui
cominciarono a fiorire le prime cioccolaterie.
La valata ra ciucculatta, costruita interamente in pietra lavica, è
uno spianatoio a mezzaluna, poggiante su una base quadrangolare,
anch'essa in pietra lavica. La base è munita di due cavità, dove viene
sistemata a lanna co crauni (contenitore per il carbone) che serve a
riscaldare gradatamente il nero asse a mezza luna, su cui viene
travagghiata, passata e stricata (lett. lavorata, amalgamata e
ragginata) la pasta amara di cacao insieme con lo zucchero semolato e
gli aromi, quali la cannella e la vaniglia. In molti laboratori oggi
questa fase di lavorazione è stata sostuita con l’ingresso della
moderne temperatrici.
Nel passato, anche la pasta di cacao, che oggi è acquistata già pronta
per l'uso, veniva preparata il loco. I dolcieri, infatti, usavano i
semi di cacao, detti localmente caracca che venivano tostati,
frantumati e amalgamati mediante una manuzza ri ferru, paletta di
ferro, in un apposito contenitore di legno, per ottenere la pasta di
cacao. Miscela composta di pasta amara, di zucchero semolato e di
cannella o di vaniglia, veniva deposta sullo spianatoio a mezzaluna
già riscaldato e veniva amalgamata con il pistuni, speciale mattarello
cilindrico di pietra, di diverso peso e spessore in rapporto alle fasi
di lavorazione e cioè la prima, la seconda e la terza passata, fino
alla raffinazione che prende, come già detto, il nome di stricata.
La pasta così lavorata conserva i cristalli di zucchero, poiché la
cioccolata modicana, nonostante l'alimentazione del fuoco a carbone,
che riscalda la pietra lavica, rimane cruda, né subisce il processo di
concaggio, comune a tutte le cioccolate; il fuoco serve solo a
sciogliere il burro di cacao che facilita la miscela e l'amalgama
degli ingredienti. Successivamente tale prodotto, ancora pastoso,
viene sistemato in apposite lanni (formelle di latta a forma
rettangolare) che vengono battute per consentire al panetto di
cioccolato di assumere la forma del suo contenitore. In queste lanni
pa ciucculatti il panetto viene viene lasciato a riposare fino a
quando non si raffredda. Una volta estratta, a lenza (tavoletta di
cioccolata) si presenta lucida con delle scanalature, dette localmente
sinnu ri ciucculatti.
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