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I sogni della memoria

Dalle parole del regista Beppe Cino il ricordo di Gesualdo Bufalino.

Il regista anticipa il cast del film. Olivia Magnani la protagonista femminile.

 

Da sinistra Beppe Cino e Piergiorgio BaroneSi è tenuto presso l'Auditorium dell'Istituto Verga di Modica l'incontro-dibattito con Beppe Cino. Il regista è impegnato in queste settimane  alla lavorazione del film dal titolo provvisorio Un'estate felice, tratto dal romanzo Argo il cieco di Gesualdo Bufalino che racconta delle sue memorie quando nel lontano 1951 insegnò a Modica. L'incontro con il regista è stato organizzato dal prof. Piergiorgio Barone. Studenti, docenti e giornalisti dopo aver visto il film Dicerie dell'untore, opera cinematografica di Beppe Cino del 1990, si sono intrattenuti con il regista.

 

Il primo ciak del nuovo film di Beppe Cino, girato a ModicaIl mio sogno nel cassetto di giovane regista era quello di iniziare a raccontare la Sicilia attraverso un libro di Sciascia. Avrei dovuto cominciare a raccontare la nostra terra con un grande scrittore. Ho conosciuto Bufalino tramite Sciascia. Voi conoscete la storia di Bufalino. Grazie all'insistenza affettuosa e tenace di Elvira Sellerio questo grande scrittore è uscito dal desiderio di pubblicare postumo come aveva espresso in alcune interviste. L'improvvisa popolarità e l'essere sotto i riflettori della notorietà, però, non gli procurava quella gratifica. Bufalino rifuggiva da questa dimensione ed era piuttosto disturbato dall'improvviso clamore che si era manifestato attorno alla sua persona. Dopo Dicerie dell'untore pubblicò i suoi libri attraverso una tipografia locale proprio per rifuggire al cancan mediatico. Poi questa ritrosia fu recuperata e cominciò a pubblicare con Bompiani fino alla sua morte. Non sono d'accordo con chi definisce Bufalino uno scrittore difficile. La grandezza di Bufalino sta nella sua capacità di utilizzare una composizione sontuosa e barocca. Bufalino amava dire che esistevano due tipi di scrittori. Quello asciutto e quello umido. Sciascia era scrittore asciutto, sintetico. Bufalino umido, cioè uno scrittore che trasudava un'effervescenza nel  linguaggio rispetto a quelli che amavano eliminare e non sovrabbondare. Le difficoltà nell'affrontare i libri di Bufalino derivano dal fatto che la struttura dei suoi romanzi non è di quelle semplificanti, non di quelle che si predispongono ad una sceneggiatura adatta per il cinema. C'è una difficoltà di tradurre in film opere complesse, di linguaggio e di memoria.

Sampieri (Scicli) graziosa località, altro luogo del setAll'inizio del mio impegno a sceneggiare Dicerie dell'untore Bufalino chiese a Sciascia cosa ne pensasse dell'idea di partecipare lui stesso alla sceneggiatura. Sciascia lo dissuase.

Bufalino era estroverso, aveva viaggiato pochissimo, ma stando con lui sembrava avesse viaggiato moltissimo. Frequentandolo sono nati degli stimoli reciproci. Bufalino venne spesso sul set a Roma, appassionato e goloso del cinema. Aveva la suggestione che se un giorno si fosse girato un film su uno dei  suoi libri Argo il cieco sarebbe stato il più predisposto a diventare film e non Dicerie dell'untore. Da questa sua insistenza nacque l'idea di fare anche Argo il cieco. Il film si doveva fare già nel '93. All'epoca Rai Uno doveva partecipare alla produzione di questo film, ma ci furono delle resistenze in quanto Maria Venera doveva venire accompagnata a Catania da una levatrice per un aborto clandestino. Ci fu una sorta di censura e il copione fu accantonato. Poi improvvisamente dopo dieci anni è stato recuperato, l'ho rivisto e radicalmente modificato. Facendo dei sopralluoghi a Modica ho conosciuto Franco Ruta titolare dell'Antica Dolceria Bonajuto, che mi ha presentato il giornalista Francesco Belgiorno che mi ha mandato una lettera di Bufalino di risposta a lui ad alcuni interrogativi di modicani che avevano letto Argo il cieco e avevano espresso nei confronti del romanzo perplessità. Modica non era raccontata con una fedeltà topografica come ingenuamente qualche lettore si aspettava. Ora un romanzo non è mai una calcografia delle Pagine Gialle della città, un romanzo è sempre un'opera di fantasia e Modica nel romanzo diventa altro rispetto alla Modica reale e nel film questo sarà ancora più accentuato. La Modica che vedremo è una Modica vista con l'enfasi della memoria di un uomo che la ricorda cinquant'anni dopo. Una Modica quasi fiabesca, quasi da Mille e una notte.

Argo il cieco doveva avere la sua primogenitura nel '93 '94. Da anni ho un rapporto professionale e di amicizia con Maria Grazia Cucinotta, ho fatto parecchi lavori con lei. C'era una vecchia promessa che lei doveva essere Maria Venera, anche perchè avevo bisogno per il film di un'icona siciliana. Ma gli anni passano per tutti e adesso lei ha trentasette anni e sullo schermo con tutti gli accorgimenti del caso può avere trent'anni, ma ha un'imponenza fisica tale che sarebbe stato azzardato oggi affidarle il ruolo di Maria Venera, ventenne e metterla in concorrenza con le alunne del professore Angelo. Con molto rammarico ho dovuto cambiare protagonista. Ho scelto un'attrice che ha le caratteristiche di una Olivia Magnani, protagonista del film aristocratica con una leggera puzza sotto il naso e Olivia Magnani (foto), una ragazza che sta crescendo nel nostro cinema, molto affermata in Italia e in Europa, ha il fisico giusto e una certa alterigia che le deriva da avere un cognome così impegnativo. Ho proposto a Maria Grazia Cucinotta di fare il ruolo di Amalia che sarebbe il personaggio quasi quarantenne che gestisce la pensione dove i nostri professori sono alloggiati. Il ruolo di Amalia, che Maria Grazia ha rifiutato, lo farà una bravissima attrice dello Stabile di Catania. Angelo è Dario Costa, un attore che esce dall'Accademia di Arte Drammatica, ha fatto molto teatro e film. Dario Costa ha delle caratteristiche naturali che lo avvicinano al personaggio. Don Alvise doveva essere interpretato da Mario Scaccia, che è un grande del teatro italiano, ma era libero per le riprese in Sicilia, ma non era disponibile per le riprese che continueremo negli studi a Roma. Abbiamo dovuto sostituire Mario Scaccia con un grandissimo attore di varietà bulgaro, molto alto, un'icona di un vecchio siciliano aristocratico.

 

Piero Pace

 

 

 

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