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di
Vittorio Rizzone

Il
reperto più prezioso del Museo Civico di Modica (Ragusa) è una
statua bronzea di piccole dimensioni (altezza 22 cm)
raffigurante Eracle. Il suo pregio è accresciuto dalla esiguità
delle testimonianze di sculture bronzee di periodo ellenistico
di provenienza siciliana.
Venne
scoperta casualmente nel 1967, insieme a due monete e ad una
lucerna tardo romana, fra i detriti rimossi durante i lavori
occorsi per lo scavo della pompa di sollevamento idrico nella
contrada Cafeo, presso l'alveo del fiume Irminio. Lunghe e
attente operazioni di restauro hanno assicurato la conservazione
arrestando gli effetti della carbonatazione e dei cloruri di
rame, ed hanno permesso una lettura più attenta della statuetta.
Essa è realizzata a fusione piena. Due puntelli sotto i piedi
indicano che era in antico inserita in un basamento ora perduto.
È possibile riscontrare delle tracce di restauro antico
soprattutto lungo il fianco destro della statuetta: il braccio
destro, in particolare, è stato arretrato ed inclinato
diversamente; tale intervento di restauro, dovuto ad una
deformazione avvenuta in antico, è specialmente evidente nella
parte posteriore all'attacco dell'omero e della spalla ed in una
serie di ritocchi a stecca visibili nell'avambraccio ed anche
nel polpaccio eseguiti dopo aver sottoposto a riscaldamento la
parte destra da restaurare.
A
seguito di queste osservazioni è possibile restituire
l'originario atteggiamento dell'eroe che non scoccava una
freccia, come era stato dapprima ipotizzato, ma con la mano
destra impugnava la clava, ora perduta, che poggiava a terra.
L'eroe, pertanto, era colto in un atteggiamento di riposo, con
lo sguardo perso nel vuoto, con la mano destra si appoggiava
alla clava e con la sinistra reggeva, a guisa di semplici
attributi, l'arco - del quale resta solo un filamento - e la
freccia già inserita fra il dito medio e l'anulare. A tracolla
porta la faretra, visibile sotto il braccio sinistro, decorata
con un motivo embricato. Sul capo indossa la leontea, le cui
zampe anteriori sono annodate sul petto, e che ricade dalle
spalle e dal braccio sinistro lungo il fianco corrispondente,
mostrandosi nella sua eroica nudità.
Eracle
presenta una ponderazione chiastica: il corpo poggia sulla gamba
sinistra tesa, mentre la destra in riposo è appena portata
avanti; il braccio destro è sollevato, l'altro è flesso al
gomito e scartato lateralmente; in corrispondenza, la testa è
volta a sinistra, con lo sguardo indirizzato in lontananza verso
il basso. Il corpo è snello e slanciato. Il modellato è
piuttosto morbido, con sfumati passaggi di piani soprattutto
all'addome; attenta cura è posta nella resa di alcuni dettagli
anatomici (muscoli, tendini, vene, etc...) sebbene gli occhi
siano innaturalisticamente spalancati, mentre una certa
stilizzazione è riservata alla resa della leontea (in
particolare del vello). Nella statuetta è possibile ravvisare
l'opera di un maestro che, sul finire del III secolo, ha ben
assimilato l'esperienza lisippea. |