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In occasione
dell'inaugurazione della nuova sede del museo civico di Modica, il
ricordo di Duccio Belgiorno, dalle parole di Giovanni Distefano *
Il sottile filo
del destino…, quasi un gioco sotteso nella memoria del tempo, ha
voluto chiamarmi “testimone interessato”, forse per l’età e per la
trentennale competenza territoriale, di vivere la 3° edizione –direi
generazione- del museo civico di Modica.
Ho conosciuto Duccio, ultimo rampollo della fantastica famiglia
Belgiorno, formata da artisti scrittori e poeti come poche altre
famiglie Modicane, nel museo civico del padre Franco Libero (morto
nel 1971) verso la fine degli anni sessanta.
Franco Libero Belgiorno agli inizi degli anni sessanta aveva
“salvato” le storiche collezioni archeologiche di Modica
sistemandole in due stanzette al pianoterra del Palazzo di
Giustizia; due stanzette quasi ad angolo con la dolceria Bonajuto.
Due stanzette piccole, con i materiali archeologici stipati in
quattro espositori di legno.
Duccio, che aveva raccolto l’eredità del padre stava a destra
dell’ingresso dietro un’enorme scrivania sommersa da libri di
archeologia, storia di Modica, schizzi, disegni e strumenti
musicali.
L’occasione della nostra amicizia che negli anni fu un vero
socializzo di affettuosa e partecipata amicizia fu un vetro rotto di
uno degli espositori del museo. L’allora Soprintendente di Siracusa
Luigi Bernabò Brea mi affidò un controllo. Era il 7 Marzo 1970!
Da allora con uccio fu un diluvio di telefonate, segnalazioni,
sopralluoghi, incontri di lavoro per catalogare, schedare,
documentare, riconoscere i materiali preistorici della grotta
Lazzaro. Tutto materiale che il padre già negli anni ‘50 e poi
Duccio avevano raccolto pazientemente a Modica e in altre parti del
territorio Medicano con un attenzione degna delle migliori
tradizioni scientifiche di questa città. Città che talaltro aveva
avuto il privilegio di raccogliere nel gabinetto del Regio Istituto
Tecnico forse il primo museo archeologico della Sicilia orientale.
Proprio nel gabinetto di storia naturale curato sia da Giacomo Albo,
insigne naturalista e da Polo Orsi che registrarono nel 1889 in due
preziosi taccuini, di cui uno da me edito, la notevole presenza di
ceramica preistorica raccolta in occasione delle esplorazioni
compiute nella grotta Lazzaro dall’archeologo Tedesco Von Andrian e
dai professori Margini, Stoppani e Garofano. Altri reperti
archeologici segnalati da Salvatore Minardo nel 1905 e da De gregari
nel 1917 provenienti dai territori della fiumara di Sant’Angelo
della Caitina e di Treppiedi furono poi conservati nel museo del
Regio Ist. Tecnico che alla fine degli anni ’50 passo di competenza
alla provincia di Ragusa.
Gli anni settanta furono esaltanti per la ricerca archeologica nel
territorio, ma furono anche anni di grande incomprensione per Duccio
e il suo museo.
Non potrò dimenticare mai la rabbia e l’amarezza dell’amico Duccio
all’indomani del furto che subì il museo tra il 19 e il 20 gennaio
del1981.
Forse pochi ricorderanno questi avvenimenti. La commozione di Duccio
al telefono per avvisarmi del furto è ancora indelebile nella mia
memoria. Momenti terribili che vivevamo nel cenacolo della nostra
amicizia. Ma Duccio ripartì come sempre con l’entusiasmo di sempre.
Voleva una nuova sede per il suo museo. Incontrava tutti i sindaci e
gli assessori del comune presentando progetti da lui stesso pensati
e redatti. Finalmente venne assegnato per il museo il piano basso
del palazzo dei Mercedari e nel 1990 fu inaugurato il museo alla
presenza del soprintendente di Siracusa Giuseppe Voza, l’ultimo di
quella irripetibile dinastia dei soprintendenti-archeologi iniziata
con Paolo Orsi. La soprintendenza di Siracusa acconsentì
l’esposizione dei materiali rinvenuti nei miei recenti scavi a
Baravitalla e a Treppiedi nel museo civico di Modica. Duccio però
sentiva la mancanza di qualcosa tra le sue collezioni e il suo
museo: mancava ancora il pezzo forte, il reperto più importante, il
sogno di tutti i Modicani; era la statuetta in bronzo raffigurante
Eracle rinvenuta in contrada Cafeo nel 1967 e trattenuta per un
periodo di restauro troppo lungo a Roma.
Il 29 Novembre del 1996 alle ore 19.00 dopo staffette e scorte della
polizia Romana e del Ministero, dopo un viaggio aereo Roma- Catania
con un pezzo della storia ellenistica siceliota in mano riportai l’Eracle
di Cafeo a Modica. Il Museo era ora completo, la città felice e
Duccio raggiante. La seconda edizione del museo dal 1981 ad oggi fu
veramente il suo museo. Dal dicembre del 2001, anno in cui Duccio ci
ha lasciato non sono più rientrato nel museo del Palazzo dei
Mercedari: troppo forte per me l’emozione di non vedere più il suo
sorriso che mi accoglieva a metà del lungo corridoio per comunicarmi
un nuovo progetto , una nuova vetrina o una nuova esposizione.
Oggi Modica in questo palazzo dell’ex monastero delle Benedettine
riflette ancora una volta sulla storia con una nuova e moderna
proposizione museografica in cui il centro urbano e il territorio
sono protagonisti assoluti. Nel percorso museografico sapientemente
allestito da Anna Maria Sammito, da Vittorio Rizzone e da Simona
Sirugo sono presentate ed integrate le varie collezioni e i lotti di
materiale secondo un criterio cronologico e topografico con
incastonate alcune preziosità:
due statuette su ciottolo riproducenti figure umane di sesso
femminile di tradizione paleolitica provenienti da un contesto di
età neolitica del fiume Dirillo; gli straordinari complessi dell’
età del bronzo antico (ceramiche castellucciane e ceramiche ed
amuleti della grotta Lazzaro). Ancora le ceramiche di età Arcaica
del centro di Modica; i corredi della necropoli romana di treppiedi
e infine l’Ercole di Cafeo, raffigurato nudo mentre regge l’arco e
si appoggia su una clava: straordinario bronzeo di pregevole fattura
di età ellenistica.
Insomma questo è il museo di Modica del terzo millennio certo molto
lontano dalla tentazione di farne un inutile sacrario delle memorie
cittadine.
Per tutti questi valori (umani, culturali e scientifici questo museo
lo sento un po’ come mio.
Giovanni Di Stefano
* Direttore del Servizio
Archeologico Soprintendenza BB.CC.AA. di Ragusa
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